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“Con il rap racconto me stesso” Intervista a Clope



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Chi è Clope?

Ho cominciato a Messina, la mia città. Tutto è partito con una Crew, i Livello 0, con cui lavoro tutt’ora anche se per motivi geografici molto meno, visto che ci siamo spostati più o meno tutti dalla Sicilia. È nato tutto molto spontaneamente, molta più piazza e meno social. Anche se non sono ancora anziano, ho 25 anni, quando ho iniziato ne avevo 15 e la situazione era molto più sana: andavamo avanti a freestyle, c’erano un sacco di jam e personalmente la mia storia nasce sui banchi di scuola. In 3 dei 4 Livello 0 eravamo compagni di classe e fra una supplenza e un’ora buca facevamo qualche rima; poi da lì arrivò qualche registrazione in cameretta ed è andata avanti così fino a quando non abbiamo preso una casa adibita a studio: in pratica aveva la forma di un collettivo, che voleva semplicemente fare musica piuttosto che essere un’etichetta; si chiamava Soul Searching ed da lì abbiamo progressivamente cominciato a prenderla più seriamente. Con l’università ci siamo un po’ divisi; progettini laterali, ma mai più come prima ovviamente, anche se vorremmo. Ognuno più o meno ha preso la sua strada anche se continuiamo a lavorare insieme tramite collaborazioni. Poi comunque ho vissuto in tante città, anche per breve periodo: Caltagirone, Bologna, Milano, Roma ecc. e quindi in un modo o nell’altro ci vediamo spesso.

L’11 Maggio è uscito il tuo album Sinapsi in collaborazione con 21 Grammi. Come è nata questa unione con questi beatmaker milanesi?

I 21 Grammi sono un duo di beatmaking molto in gamba e la nostra collaborazione è nata per caso: oltre alle amicizie comuni, abbiamo intensificato i nostri rapporti perché Tonic, uno dei due Dj, abitava nel palazzo di fronte a quello di mia sorella, da cui sono stato ospite per un periodo. Allora ho detto: “È fatta. Devo collaborare con loro. Sono bravi. Perché no?”.

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Ascoltando il tuo disco ho trovato influenze musicali differenti. Secondo te c’entra il fatto di aver vissuto in tante parti d’Italia ed esser entrato in contatto con artisti molto differenti fra loro?

Sicuramente! Io quando rappo racconto una storia, molto spesso la mia storia personale e quindi il fatto di aver vissuto in molte città in Italia mi ha influenzato molto. A Catania era una situazione più familiare, mentre a Milano la situazione è un po’ diversa, i ritmi sono cambiati e tutto quello che ho scritto è frutto di quello che vivo ogni giorno. Soprattutto in quest’album ho voluto raccontare cosa vuol dire vivere a Milano dal mio punto di vista, una situazione completamente nuova in cui mi sono ritrovato catapultato, solo e con responsabilità diverse dagli altri posti. Sinapsi nasce da questo: dalla necessità di comunicare un qualcosa trasmissibile solo con la musica.

Che rapporto c’è in quest’album fra contenuti, flow e sound?

In anteprima all’abum è uscito il video Magari No e tutto mi è venuto di riflesso: sentivo di dire quelle cose e l’ho fatto in modo spontaneo, mentre il beat è stato costruito ad hoc. Per altri pezzi invece è andata al contrario. In generale, alcune tracce sono nate dalla volontà di raccontare qualcosa e immaginavo un beat per ognuno, mentre altre sono nate dalla professionalità dei miei due soci, che in qualche modo hanno sempre cercato di mettere il loro rispettando il concept. Alla fine Sinapsi è stato costruito come un concept album e i 21 Grammi hanno fatto un ottimo lavoro accompagnando magistralmente la storia che volevo raccontare.

Ho notato un grande perfezionismo sui beat, costellato di batterie moderne mescolate a suoni classici soul, funky, fino ad arrivare alla musica leggera degli anni ’80. Tutto questo nasce da un piacevole compromesso fra i vari gusti o c’è qualcosa di diverso?

Molti pezzi sono stati costruiti insieme, anche per quanto riguarda campionature e bassi (visto che comunque volevamo evitare di risultare banali), cercando di omaggiare al meglio la storia della musica in vari ambiti. In ogni caso i nostri gusti sono molto simili, certamente loro sono dei perfezionisti, ma in generale siamo tutt’e tre appassionati della “new era” americana, del rap underground dei primi anni ’90 e sentiamo molto quella influenza, anche se indubbiamente cerchiamo sempre di non farci contaminare, mantenendo sempre il nostro stile.

Ho sentito anche influenze italiane nel tuo flow. C’è qualche artista che ti piace comunque ascoltare e che credi abbia influenzato il tuo rap?

Sicuramente la Old School Italiana: Colle der Fomento, Primo, Cor Veleno; fondamentalmente il rap romano degli anni ’90. Come artisti odierni stimo molto Ghemon e credo che sia uno dei rapper più forti di oggi, anche se l’ascolto sempre meno. Ha una tecnica che mi affascina, però -come ti ho detto- soprattutto crescendo, ho abbandonato un po’ il rap italiano a livello d’ascolto, perché credo che quello che può darti il rap americano è difficile trovarlo nell’italiano.

Il tuo rap ha indubbiamente delle influenze meridionali, ma hai mai rappato o pensato di rappare in dialetto? Essendo mio conterraneo non posso che essere curioso.

Qualche mese fa è uscita una compilation fatta da artisti messinesi dove era presente un mio pezzo tutto in dialetto che si chiama Menza Parola. A me piace molto rappare in dialetto e la mia terra me la porto sempre nel cuore ovunque vada, ma riconosco che in Sicilia ci sono tante persone molto più brave, che fanno del dialetto una parte fondamentale del loro flow. A me personalmente riesce molto più complicato scrivere le strofe in dialetto siciliano, per alcune difficoltà metriche che non esistono in italiano. Mi piacerebbe rappare di più in dialetto, perché trovo possa essere un suono identificativo dell’artista. Magari in futuro!

In Sinapsi hai trattato vari temi sociali, in varie tracce. Come vedi il rapporto che c’è oggi fra il rap e questi temi.

Per me il rap è una forma di comunicazione che deve tramettere sicuramente qualcosa di intimo: è sicuramente molto più profondo raccontare quello che vedi tutti i giorni. In Dollars ($) ho voluto trattare il tema dei soldi osservando anche come i contenuti del rap si sono trasformati, soprattutto in Italia. In altri pezzi ho trattato alcune delle questioni che sentiamo ogni giorno in tv o che leggiamo sui giornali ecc.: manganellate, ricerca continua della “bella vita”, veline ecc. La mala-informazione è all’ordine del giorno e io voglio dare il mio punto di vista critico.

Progetti per il futuro, anche se l’album è appena uscito?

Ancora non c’è niente di concreto, ma sono già all’opera. Mi vedo spesso qui a Milano con artisti locali e le intenzioni sono di rimanere attivo.

E’ stato un vero piacere conoscere un altro tassello importante del rap siciliano.

Mio.