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Vi presento Utopian City



di Lorenzo Corti
(da Seul)

Esiste davvero una Utopian City?

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela.” – Oscar Wilde

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Alla domanda “dove vivi?” suscito sempre un po’ di curiosità, rispondendo “a Songdo, una nuova città a due passi da Seoul”. Si, una nuova città. Proprio quella dove hanno girato il video di Gangnam Style. Sulle cartine geografiche precedenti al 2010 non c’era, c’era solo il Mar Giallo, che è stato “sfrattato” per far spazio a quella che oggi è definita una “Utopian City”: un ambizioso progetto di Smart Eco-City, con infrastrutture ipertecnologiche, che la Corea del Sud ha adibito a centro per il commercio internazionale (IFEZ – Incheon Free Economic Zone).

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Camminando per strada, non si percepisce tutta questa tecnologia, anche se alzando gli occhi di tanto in tanto si scorgono monitor, ripetitori e altri congegni tutti marchiati CISCO, una delle compagnie leader nel settore informatico, elemento chiave nello sviluppo del progetto e costruzione della città: a Songdo è nato il Cisco Global Innovations Lab, dove vengono studiati (e in parte messi in atto in loco) nuovi software e apparecchi, come elettrodomestici comandati dal proprio telefono cellulare o microchip inseriti in braccialetti per bambini, per poterli rintracciare ovunque, nel caso in cui si perdano.

I dettagli high-tech, è vero, sono poco tangibili, ma è proprio li la loro forza. In effetti qui non ho mai avuto bisogno di un portachiavi: non esiste una chiave di casa, entro digitando un codice su un monitor all’entrata del palazzo, e strisciando il pollice su un sensore alla porta di casa. Ma potrei strisciare il mio Bancomat, che racchiude tutte le mie informazioni: lo uso anche come biglietto dell’autobus.

songdo view (3 of 2)

A proposito di mezzi di trasporto, una città futuristica che si rispetti, significa anche un luogo connesso con il resto del mondo: costruita a un tiro di schioppo dall’Aeroporto di Incheon (Best Airport Worldwide Award negli ultimi 7 anni), puoi raggiungere un terzo della popolazione mondiale con poche ore di volo. Il ponte che collega Songdo all’aeroporto è lungo 22 kilometri ed è il più lungo dell’Asia, il 7° più lungo al mondo.

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L’aspetto dell’eco-sostenibilità è un altro fiore all’occhiello: ogni palazzo ha il suo centro per la raccolta differenziata dei rifiuti riciclabili, mentre per i non differenziati e gli organici c’è un sofisticatissimo sistema di tubature sotterranee collegate ad ogni edificio della città che convogliano in un centro automatizzato di raccolta e smaltimento. Questo significa che sul mio pianerottolo ho due sportelli dove buttare l’indifferenziata e il compost, e basta scendere giù qualche piano e lascio la riciclabile. E posso fare una bella passeggiata nel verde: a Songdo c’è una delle più alte densità di parchi al mondo, circa il 40%. La mattina mi sveglio e posso sentire gli uccellini cantare: a Seul non si può dire di avere la stessa fortuna.

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Proprio per questa estrema comodità della città, però, ad oggi gran parte degli abitanti sono Coreani, e dell’aspetto internazionale …forse ne riparleremo tra qualche anno.

Il buon vecchio Oscar aveva ragione: qui è già stata gettata un’àncora. Sarà tempo di guardare altrove?