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Generations: Street Art Condivisa ed Evoluta



Un’arte selvaggiamente dettagliata, che si sofferma sulla scelta della superficie, del soggetto, che si propone di lasciare un messaggio diretto a chi si sofferma nella frenesia della routine. L’artista sceglie il colore e la forma per attrarre quell’attenzione sfuggente della mente pigra, annoiata, affogata nell’incoscienza della propria schematica attività giornaliera. Lo street artist ha un compito diverso dal pittore: usufruire di uno spazio infinito per comunicare e non di un luogo in cui qualcuno decide di entrare per fruire di una creazione.
È la scelta dolcemente imposta di uno sprazzo di colore nella quotidianità.

Napal Naps, Diamond e Solo hanno incrociato i loro percorsi, scontrandosi e lasciandosi affascinare l’uno dall’altro (come abbiamo potuto vedere anche qui), studiandosi e incanalando le loro energie artistiche in un unico flusso creativo che si è vorticosamente sviluppato donando ad uno qualcosa dell’altro.

Il vostro percorso è accumunato inizialmente dalla stessa scelta di un istruzione artistica. Tutti e tre vi siete avvicinati e successivamente allontanati da quei valori canonici imposti da un organo istituzionale come può essere un liceo artistico o un’accademia. Qual è stato l’elemento che vi ha portato a decidere di distaccarvi dai canoni per andare a sperimentare un underground ancora così poco conosciuto e lontanissimo dall’essere riconosciuto?

Napal Naps Io posso aver avuto un’impostazione classica della pittura data da mio padre che dipingeva, però alla fine ho cominciato a fare graffiti molti anni prima di arrivare al liceo artistico. Anche se al tempo era un movimento molto underground, mi sono sempre sentito un artista che si esprimeva tramite il writing. Il mio lavoro è sempre stato molto pensato.

DIAMOND Posso dire personalmente che frequentare il liceo artistico e poi l’accademia era per me (che nella vita so solo disegnare) una tappa forzata. Sicuramente da un certo momento in poi ha incominciato ad interessarmi artisticamente più quello che vedevo per strada, anziché quello che trovavo sui libri.

Solo In realtà la mia storia è un po’ diversa: ho conosciuto “l’arte” attraverso i graffiti e il writing. Il mio percorso comincia con la scoperta dei graffiti al liceo: amore a prima vista, amore inconsapevole, perché senza internet la realtà era quella della via sotto casa. Solo dopo, totalmente per caso, mi sono iscritto all’Accademia di belle arti e lì ho cominciato a scartare l’involucro di questo universo strano: quello artistico. Il problema (se così vogliamo chiamarlo) è che ero totalmente affascinato dal mondo che avvolgeva i graffiti: la notte, gli spray, la crew, la libertà… Ma non riuscivo a trovare me stesso nello studio della lettera, mentre in accademia riuscivo a lavorare bene con la figura e a comunicare coi soggetti figurativi. Uscito dall’Accademia grazie a personalità romane di spicco che già avevano fatto questo salto, ho capito che quello che mi dava la voglia di dipingere era unire il mondo dei graffiti – inteso come strada , come muro , come sporcarsi, come dipingere in cima ad una scala – alla figura, alla comunicazione per immagini. È così che sono entrato ufficialmente in quella che oggi a tutti piace chiamare street art.

Le vostre vite si sono intrecciate, incatenandovi l’uno all’altro in ordine cronologico, facendo da maestro l’uno all’altro. Nonostante ciò, non ci sono state influenze visibili nel vostro stile, poiché avete col tempo sviluppato una forte identità espressiva, in cui in uno non si riconosce traccia dell’altro. Su quale fronte le vostre arti si sono caratterizzate sfruttando la maestria dell’altro?

Napal Naps Quando collaboro con altri artisti cerco sempre una sintonia a livello umano, più che una connessione meramente tecnica. So che se scatta quello poi dipingere e creare insieme avviene in maniera molto libera e spontanea. Dal momento che con Diamond e Solo c’è una bella amicizia, ci è venuto spontaneo collaborare a un progetto come Generations insieme.

DIAMOND Sicuramente ciò che ho appreso è più evidente nel fattore tecnico che stilistico: è chiaro che quando si dipinge con persone con cui c’è un’intesa, diventa tutto più easy e divertente.

Solo Per quanto mi riguarda posso dirti, che come dice Marcello (Napal Naps ndr) innanzitutto ci deve essere un legame spirituale, più che stilistico: si deve voler stare insieme e non doverlo fare (che è diverso). Io quando lavoro con loro rido tantissimo, a volte così tanto da dover scendere dalla scala per non cadere. E questa è la cosa più preziosa che mi rimane. Per il resto posso dire che forse esagero, ma la contaminazione è reciproca e non mantiene un flusso univoco maestro-allievo. Quando ho conosciuto Stefano (Diamond ndr) pur lui, essendo tecnicamente già un maestro d’arte coi controcazzi, lavorava prevalentemente in bianco e nero o comunque con un cromatismo scelto fra due-tre tonalità. Ho notato che negli anni di lavoro insieme, piano piano la mia ondata di colori pop e fumetteschi l’ha contagiato e ho visto che nei lavori più recenti sono apparse tele o pareti colorate, ma forse è un mio punto di vista. Io, da parte mia, posso dire che ho cercato di imparare il più possibile e spero di continuare, perché è quando pensi di aver imparato tutto che hai finito di vivere.

Pensate che il vostro rispettivo incontro abbia influito sulla costruzione di un’identità creativa o il percorso accademico e personale sarebbe stato sufficiente?

Napal Naps Su questo sono all’antica: sono sempre stato convinto che sia il writing, sia la street art s’impara appunto per strada e confrontandosi in strada tutti gli incontri sono importanti, danno stimoli per andare avanti, evolversi e quindi ovviamente sento importante per me l’incontro con Diamond e Solo.

DIAMOND Si può studiare una vita intera, ma poi è ciò che avviene per strada e con la gente che decide l’esito del tuo operato.

Solo Molto di più l’incontro che il percorso accademico. La scuola ti insegna a leggere, ma la personalità la costruisci con i libri che scegli di leggere: in questo caso con le persone con le quali scegli di leggere.

In cosa consiste il fascino della strada che da una tela vi ha portato ad un muro?

Napal Naps Per me la strada ha sempre rappresentato la libertà totale. Io ho incominciato prima a dipingere in strada e poi sono arrivato alle tele. Le tele per me sono un modo per conservare ciò che faccio e lasciare qualcosa di tangibile per quando non ci sarò più.

DIAMOND Il muro per strada o la tela nel mio studio non hanno mai rappresentato due superfici troppo differenti per me: sono un grafomane.

Solo Il muro è la strada, la galleria d’arte più grande del mondo, dove la gente vive e non deve scegliere di entrare. In strada trovi il commento del passante totalmente estraneo a quello che fai, ma sincero e spontaneo, attento ai veri problemi. La tela è paragonabile ad un bel vestito per un matrimonio: bellissimo, ma dopo un po’… Ti devi spogliare.

Qual è il messaggio condiviso nato in risposta alla tensione generazionale che vi ha portato a stringere questo vostro rapporto artistico concretizzatosi nella mostra Generations?

Napal Naps Il messaggio penso sia quello di continuare sempre ad evolversi e sperimentare: sono qualità essenziali e vitali per ogni artista.

DIAMOND Dipingere, evolversi, condividere, esprimersi e farlo con le persone che più ti fanno stare bene!

Solo Il messaggio è banale, ma eterno e ancora non capito dai più: la divisione non genera niente, nutre solo il vantaggio per chi ci vuole distruggere. L’unione è tutto. L’insegnamento, la trasmissione, il passaggio, la condivisione e la forza; la testuggine romana, le fila spartane: questo è il messaggio.

La condivisione è evoluzione di se stessi e, come dice Solo, “se non è condivisa, non è vera gioia o vero divertimento, no?”.

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