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Sarei potuto diventare famoso imitando Volo e Scamarcio



Di Giacomo Lepori

Potrei già esser diventato famoso se solo avessi scritto tutte quelle cazzate semi-filosofiche inventatemi da sbronzo per accompagnare a casa una signorina indifesa, lettrice di Fabio Volo, col tatuaggio di Scamarcio sulla tetta sinistra. Potrei aver evitato di patire la fame, potrei aver evitato di mantenermi la gola secca e tremante in cerca di un bicchiere di birra o di Daniel’s, potrei aver potuto permettermi vini di qualità, potrei aver potuto permettermi vestiti eleganti con i quali ammaliare la debolezza femminile, potrei aver potuto permettermi di affittare stanze lussuose invece di elemosinare un posto sul divano di qualche semi-sconosciuto… Avrei potuto… Sì, avrei potuto, sì.

Ma l’arte non si beve, con l’arte non ci dormi comodamente, con l’arte non ci passi la comodità, se sei un artista non stai nel comodo, punto e basta. La comodità te la offrono in cambio della prostituzione della tua anima artistica, della sua morte, e la mia anima è più viva che mai! E’ un’anima girovaga, ha esplorato in lungo e in largo il suo mondo, ha dormito sulle panchine di Central Park ed ha camminato sulla Muraglia Cinese, ha fottuto nel Colosseo e cercato di raddrizzare la Torre di Pisa da ubriaca…

Ma se solo mi fossi fatto trascinare dal cervello vuoto di tutte le signorine inutili che ho fottuto in posti sporchi e decrepiti…
Somiglianti più alla topaia del mio cranio sporco e buio che a luoghi terreni ove poter far vivere i tristi abitanti delle nostre terre desolate da cervelli…
Cimiteri di cervelli semi-viventi che si autoincitano alla morte tra di loro, che formano gruppi di semi-persone mirate alla loro morte celebrale…
Gelosi di chi ormai non può più tornarsene indietro da una soap-opera italiana di ottavo ordine…
Non sarei, semplicemente, uno scrittore.