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MUSIC

Bassi Maestro ristampa Hate: “Il vinile non muore”



Giovedì 18 novembre, Bassi Maestro presenta Hate in vinile 33 giri, edizione limitata per la sua nuova etichetta al Move On di Piazza San Giovanni 1/R dalle 18.00 a Firenze.

Con la speranza di una classicità del boom bap, Bassi Maestro descrive Com’Era e la soddisfazione di vedere vinile il suo suono originale dopo 10 anni.

Bassi Maestro

Perché hai deciso di stampare Hate a dieci anni dalla sua pubblicazione?

È uno dei dischi a cui ho sempre tenuto di più. Ai tempi purtroppo non avevo modo e disponibilità economiche per poter fare un’operazione di questo tipo. Era il periodo in cui il vinile stava morendo e se ne vendeva pochissimo, ora fortunatamente i tempi sono maturi e mi piace pensare di averlo fatto a dieci anni esatti dalla sua uscita!

A tuo parere qual è la motivazione di questo ritorno al vinile in contrasto con le nuove tecnologie del momento per fare musica?

Il vinile è purtroppo ancora il media di maggiore qualità che abbiamo, se escludi i formati a alta risoluzione come il bluray audio e il SACD. Il cd è ufficialmente un media obsoleto; il disco non morirà mai perché è l’ultimo baluardo dei supporti analogici. Chiaramente adesso c’è hype mediatico ed è una cosa di moda, ma credo che chi si compra adesso un giradischi per iniziare ad ascoltare e collezionare vinile, stia facendo un investimento anche per gli anni a venire, a meno che non intenda buttarlo e vendere tutto quando la moda finirà (dubito).
Le major hanno capito che è una buona fonte di guadagno, quindi spingono il vinile della Pausini; noi lo facciamo con un altro spirito. Non abbiamo mai smesso di comprare dischi e questa ne è la conseguenza. È anche grazie a gente come noi che il mercato è rimasto a galla.

Stanno nascendo sempre più etichette indipendenti, quale sarà la particolarità di Com’Era?

Molto semplicemente: mettere su disco la musica che mi piace, senza compromessi. Non ci saranno nemmeno le release digitali, ma come è successo per le prime due release dei video, o dei contenuti che in qualche modo ti invoglino a sostenere la causa comprando la copia fisica. La sua particolarità è nello specifico quella di non ristampare, proprio per abituare i ragazzi a seguire la cosa, e se gli piace, a tenere d’occhio le uscite per evitare di perderle, come faccio io con molte release internazionali.
Un classico è tale anche perché è “hard to find”: certi dischi non andrebbero mai ristampati. Una cosa che ho iniziato invece a fare con Hate è mettere su disco dei classici che non sono MAI stati disponibili su vinile. A breve altre sorprese a riguardo!

Credi che riuscire a mantenere uno stile classico tramite l’etichetta nel mondo odierno dell’hip hop sarà un incentivo a tornare ad un modo di fare rap differente da quello di oggi?

C’è spazio per tutti i tipi di rap e di produzioni Hip Hop. Lo testimoniano dischi come quelli di The Game o Asap Rocky, dove coesistono producer di diverso stampo e provenienza musicale. La mia è solo una scelta di suono, mi piace molto anche il suono più attuale, ma credo che in ogni cosa ci si debba dare una direzione e nel caso di Com’Era ho scelto il suono che su tutti è quello che prediligo: il buon vecchio classico boom bap. Non escludo in futuro se ci sarà supporto di espandere le sonorità dell’etichetta (funk, jazz e elettronica), ma iniziare col rap italiano, mi sembrava la cosa più logica e di immediata risposta dal pubblico.


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