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La settimana successiva a Pitti



Ci si interroga su ciò che è successo, dalle serate nei locali, dall’exmud all’ippodromo, allo yab, alle visite nella migliaia di stand della rassegna fiorentina. Ci sarà chi sta già contando i giorni che lo divide dalla prossima edizione e chi è appena tornato da Firenze e sta cercando di tirare le somme di questa edizione particolarmente lunga. A noi, umili afiçionados ed estimatori dello stile street e dei suoi derivati non resta che valutare da un lato l’esperienza del welcome dall’altra tutti i marchi “ibridi” che tanto hanno pescato da questo genere e mescolato con più o meno skills e maestria, che esposti nei vari padiglioni.

Erica il Cane

Certamente non si può non essere che contenti del livello di visibilità e importanza che ha assunto lo stile di strada, di quanto sia un genere che ha raggiunto una maturità riconosciuta a tutti i livelli del fashion design e che da quest’ultimo, probabilmente (e forse fortunatamente), sta subendo una contaminazione irreversibile.

Rispetto alle precedenti edizioni del welcome si è raffinato o – ammorbidito – l’exhibition design – dalle strutture da archeologia industriale della stazione Leopolda seminate di cassoni di legno alle illustrazioni zoomorfe fuoriscala di EricailCane -, si è lasciato dietro le spalle ogni riferimento a discipline come lo skate o l’hiphop e ha, quindi festeggiato il suo “ingresso in società”. Vanno quindi considerati i pro e i contro di quest’ultimo atto. Ci sarà sicuramente chi non apprezzerà la perdita di purezza del genere – in realtà non è il genere a perdere purezza, ma sono gli interpreti più amati ad offuscarsi ai loro occhi. Si parlerà di “svendita” o “diventare commerciali”, sicuramente si deve comprendere meglio che lo stile di strada è di tutti e non solo di coloro che lo vivono in maniera più dura e pura, così come è giusto che la frangia modaiola riconosca le peculiarità del basement se nò abbiamo già capito come andrà a finire.

Questo welcome, a partire dalla sua “confezione” ha dimostrato una svolta sognatrice, un avvicinamento all’arte “muraria”, ma ha presentato marchi freschi, leggeri, adatti a quello che è il sogno primigenio delle popolazioni street anni 70 e 80: il migliorare la propria condizione. Chi segue la cultura hip-hop da prima dell’epidemia sa di cosa parlo. Sono rimasto molto colpito della presenza di 2K, marchio già presente in Italia ma non ancora devastante come all’estero, capace di unire l’oggetto cult – icona – dello street style, la tshirt, con le più incisive espressioni artistiche, dal primitivismo di Basquiat al neo-dada di Experimental Jetset, dal pop di Andy Warhol al modernismo del Bauhaus. Cosa si manifesta, quindi? Si delinea, sul dorato palcoscenico della moda e grazie ad essa, la presa di coscienza di ciò che è e rimarrà puro e duro nello street style: l’espressione artistica, segni dello stare assieme tra gruppi di persone che condividono qualcosa e lo esprimono attraverso codici noti solamente a loro.

Tra gli altri marchi presenti c’è Gold, che da sempre spinge i giovani artisti e grafici italiani a creare le proprie tshirt. Anche qui c’è spazio per i codici basici dello street style come il writing e le espressioni visive che da qualche anno hanno preso ad aggredire i muri delle nostre città e periferie.

Lo stesso Dangerous Work abbina uno stile più sofisticato, con una visione di insieme più “dipinta” con raffintati pattern bicromi, con incursioni negli stilemi più grafici come il bombing o l’hitting (o tagging). Anche Furious Clothing ha presentato apprezzabili contaminazioni tra street e classici come i pattern a quadri, tema grandiosamente sviluppato da Pharmacy con gli ormai classici pattern optical e/o a stelle.

A mio modesto parere si sta delineando un avvicinamento ai classici del basic design – uso le mie terminologie da communication designer -, dove la ricerca visuale “personale” dei diversi team dei brand si materializza con l’utilizzo dei più disparati “brushes” simbolo delle tendenze stilistiche di riferimento, chi più duro e puro, chi più grafico o writing, oppure più vicino alla moda più stilosa. Insomma ce n’è per tutti i gusti – per tutte le tasche non credo – importante si dia voce ai gusti ed alle ricerche creative fino a quando sono supportate da talento, capacità e creatività, assieme alle conoscenze profonde del materiale che si va a plasmare.

Peace, sembro Phase2 dei tempi d’oro.