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Le parole di cui sono fatte le idee



I miei amici se la ridono perché dopo un anno passato a Londra parlo un miscuglio di italiano e inglese.
Chi parla fluentemente due o più lingue mi capisce: alcune parole o frasi sono più efficaci e immediate in una lingua straniera.
Il pensiero è più veloce del linguaggio ma su di esso si consolida e trova la struttura logica
(Vygotskij mi perdonerà se riassumo in modo brutale).
E’ stato provato che parlare più lingue renda la mente flessibile, e diversi esperimenti dimostrano come individui che parlano differenti idiomi interpretino il mondo in modo diverso. Un poliglotta pensa in varie lingue e di conseguenza vede le cose da varie prospettive e poi è costretto a “tradurre” in italiano.

Evviva.

Al polo opposto c’è chi rinuncia al congiuntivo perchè tutto sommato “sticazzi”
(cit).
E’ tutto molto swag.
Chiarisco la mia posizione in merito: il linguaggio cambia ogni giorno ed è inutile lagnarsi per i neologismi che nascono costantemente.
Cambia il mondo e cambiano le parole necessarie a descriverlo.
Semplificare il linguaggio però semplifica anche il pensiero, e dove mancano le sfumature si fanno largo gli assoluti.
Le opinioni sono sempre più estreme e il dubbio ci sta abbandonando: siamo tutti sicuri delle nostre ragioni.
Ripensiamo all’ultimo referendum: dopo 5 minuti la maggior parte delle persone aveva le idee chiare e chi votava diversamente “era un cretino”.
Qui è difficile stabilire quale sia la causa e quale sia l’effetto: è l’eccesso di certezze a rendere obsoleto il congiuntivo? Oppure con la sua scomparsa è il dubbio a diventare inconcepibile?
Inquietante.

Sembra che stiamo andando controcorrente rispetto al secolo scorso: un tempo c’erano molti analfabeti e chi era istruito li dominava incontrastato.
L’alfabetizzazione ha liberato le persone dall’ignoranza, gli ha permesso di capire e forgiare il mondo.
E’ arrivata la democrazia e abbiamo fatto tutti festa.
Ma il potere della democrazia si basa sulla consapevolezza dei cittadini. That’s it.
E mentre il mondo diventa più complesso, il linguaggio si semplifica e trascina con sé il pensiero.
Ci si deve affidare ai comici e agli artisti per divulgare il pensiero critico. All’Hip-hop, che Dio lo salvi.

Quando i concetti della politica non possono essere capiti ci si affida al carisma.
Trump per esempio ha molto carisma. E’ deciso e fermo sulle sue idee.
La demografia del suo elettorato parla da sola.
Mussolini anche, ne aveva a pacchi di carisma.
E’ il suffragio universale, baby.
Del resto se Trump è così convinto vorrà dire che sa di cosa parla?
Non necessariamente: in una stanza piena di ignoranti è il più convinto che prende il comando.

Finisco questo pistolotto citando Severgnini: “pochi oggi pensano, credono e ritengono; tutti sanno e affermano”.
Risposta del coro: LOL

Whatever.