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SARAH CONNOR MUST DIE
ARTS

Due cose così, tanto per dire



Buongiorno/sera/notte a tutti, vi avviso già dall’incipit: questo è uno psaikopippone.

Per chi non lo sapesse, dicesi psaikopippone un lungo e prolisso testo in cui io, in quanto Psaiko, mi dilungo nell’esposizione di un tema sul quale rimugino da giorni e del quale, probabilmente, alla maggioranza delle persone che non dimorano nella mia scatola cranica è di totale indifferenza. Ma come si dice dalle mie parti, “m’importa una nena” e lo scrivo uguale.
Si dice anche “fatti un clistere a ghiaia”, ma non era adatto al tema e ve lo dico così, giusto per conoscenza.

I temi di questa mattonata sui cojoni oggi sono tre, due di natura musicale e uno di natura culturale, e in generale si parla sempre di hip hop. Andiamo per ordine.

1- È uscito il video di un artista italiano famosissimo al quale non voglio fare esplicitamente pubblicità, quindi per comodità lo chiamerò Ragazzotti (ho una mente malata).

Questa di per sé non è una notizia che ci tange, perché si sa che Ragazzotti si cimenta col rap da anni ma di hip hop può avere giusto un orologio di gomma, se non fosse che il nuovo lavoro di questo famosissimo cantante è stato prodotto da tale Riccardo Rubini (sono un genio!), vecchio volpone proveniente dal punk ma mano benedetta del rap anni ’80.

Questo fatto ha portato numerose views al primo estratto del nuovo album da parte di teste hip hop, incuriosite dal connubio fra i due. Il risultato? Niente di sorprendente, ognuno dei due ha fatto il suo, base buona, rap gnegne supercalifragiboh, vai tranquillo che anche nel 2018 riempi gli stadi. Un plauso per gli omaggi al compianto Primo Brown, ma ti prego dai fuoco a quella giacca con ricamato Grandmaster perché non si può vedere. Grandmaster è un titolo che va guadagnato, non te lo regala Mr Giocagiuè (e qui mi nomino da solo per un Oscar alla miglior sceneggiatura!). Allora! Se non le sai le cose, salle!

2- Sì, è vero, mi piacciono le canzoni di Coez.

Partiamo dal presupposto che il budget che investo nella musica non è destinato solo al rap, in buona parte vado a ricercare anche il soul del passato, il blues, qualcosa di disco, parecchio funk, un po’ meno jazz, adoro l’ r’n’b, quindi un po’ di tutto quello che è black music. Ho una dichiarata passione per artisti come Alicia Keys, Mary J. Blige, R. Kelly, Raphael Saahdeeq, Lauryn Hill e John Legend.

Aggiungiamo che mia moglie ha un background musicale totalmente diverso dal mio, più orientato verso i classici della musica leggera italiana e non disdegna parte della musica pop di oggi, quindi mi capita di sentire spesso brani che non appartengono alla mia cultura e in alcuni casi, di apprezzare canzoni che non c’entrano proprio una benemerita cippa con la black music. Ascolto con piacere il primo Tiziano Ferro (che di hip hop ne sa, ancora oggi, più di Ragazzotti), Giorgia, Zampaglione (quando è ispirato) e tanti altri, cosa che magari anni fa non avrei fatto.

E ora lo dico: mi fanno incazzare i rapper che smettono e si mettono a cantare. Sarà che non ho ancora metabolizzato la trasfigurazione di Neffa (ho il metabolismo lento), sarà che in molti casi questo passaggio è una sorta di negazione del proprio passato da rapper ma io, molte volte, questo cambio di stile non lo digerisco e non ne faccio un segreto, anzi. Per questo fa strano che ascolti Coez. Molte sue canzoni sono sfacciatamente pop, La Musica Non C’è (testo bellissimo) ha tutte le carte in regola per girare a palla nella playlist delle pischelle che salano la scuola ma a mio parere, la musica di Coez è in generale il perfetto connubio fra hip hop e musica italiana. Non per niente Silvano ha mantenuto la stessa street credibility di quando suonava coi Brokenspeakerz. Neffa invece ha fatto un album con J Ax, maremmaimpestataladra.
Fra l’altro ho trovato la versione metal di La Musica Non C’è e c’è il fratello di Action Bronson protagonista del video!

3- Siamo nell’era digitale, la street art è completamente sdoganata e li chiamano ancora graffiti?!?!

Sì lo so sono un vecchio brontolone, quando scrivo sui muri faccio ridere i polli ma lasciatemi nel mio brodo e fatemi sfogare: questa roba ha un nome.

Già street art non mi va più di tanto a genio ma lasciamo stare. Anzi no: street art è generico, dice tutto e non dice nulla, io parlo di writing, lettere disegnate con lo spray sui muri o sul metallo dei treni. Writing, appunto, o Aerosol Art, come battezzato da Phase II (a proposito di Grandmaster…) e non graffiti. Anche la mi’ povera nonna diceva graffiti, anche tanti writers dicono graffiti. Non sono uno di quelli che ribatte ogni volta o che evita questa parola ma bisogna prendere atto che è un termine dispregiativo nei confronti di questa arte, coniato dai media per denigrarla.

Lo spiego con una metafora: metti che il tuo piatto preferito è una zuppa che ti prepara tua mamma, te la prepara come le ha insegnato tua nonna e come, prima di lei, la preparava la tua bisnonna. Questa zuppa è un piatto unico, tipico della tua famiglia, non ha un nome preciso ma è il piatto più buono che tu hai mai mangiato.
Ora, metti che te sei un tipo generoso e vuoi condividere questa bontà con i tuoi amici che la assaggiano entusiasti, metti che le mamme dei tuoi amici chiedano la ricetta alla tua che non ne fa segreto e gliela cede volentieri.
A quel punto in molti la preparano e per convenzione la battezzano superzuppa.
La ricetta della superzuppa passa si mano in mano fino a che non incontra il palato del Cracco di turno che, disgustato dalla genuinità degli ingredienti e dal sapore troppo popolare, la definisce pubblicamente come un troiaio (uno schifo). Nonostante il parere negativo del rinomato cuoco, la superzuppa continua a diffondersi, la gente però la conosce come “il troiaio” abbandonando il nome originario. Te nel frattempo dalla strada gridi al mondo il nome corretto, nei fast food si mangia il mac-troiaio e nel menù dei ristoranti più rinomati compare il troiaio della casa.

Che dite, si capisce il paragone?
Almeno gli addetti ai lavori, per favore, non si può sentì, giusto mi povera nonna!

A chi ha resistito fin qui: ma che davvero?

Ah, i due tipi loschi in alto sono la mi’ figliola e il mi’ nipote, aka Lady Viola & Snoop Doggy Marco.

A presto.