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Lo sconosciuto



di Magnus
Copertina del fumettoLo sconosciuto, the unknow, senza la “n” perché è stato pronunciato male da così tante persone in così tanti posti che è scomparso quel pezzo.
L’apice creativo, a detta di molti, di Roberto Raviola in arte Magnus, oppure uno dei moltissimi territori che l’autore ha voluto percorrere e in cui ha voluto sperimentare, regalandoci uno degli episodi più belli del fumetto popolare.

Sí, perché anche se l’opera in questione è raccolta nella bella edizione Einaudi targata 1998, che tra l’altro racchiude il primo ciclo di sei albi, la serie in questione venne pubblicata dalla GEIS nel 1975 e venne concepita come serie popolare.

Magnus è sempre stato considerato un outsider del fumetto, non si è mai legato ad un genere particolare, per lui il fumetto era narrazione e strumento di un immaginario popolare, si ribellava ad una certa spocchia autoriale e non aveva paura di fare i conti con i cosiddetti sottogeneri.
Dalle rivoluzionarie serie Kriminal e Satanik create con Max Bunker nel 1964 a Dennis Cobb e Gesebel (1966), dal grottesco Alan Ford sempre con Max Bunker alle serie porno degli anni ’70, dall’inizio della ricerca per il particolare perfetto con i Briganti proseguendo con La compagnia della forca, Necron, Tex e così via senza limiti..

Lo sconosciuto è tutto questo e molto altro.

Un efficace spaccato degli anni ’70 raccontato attraverso un personaggio silenzioso che percorre scenari nazionali e internazionali; anche se spiegare a grandi linee “Lo sconosciuto” non avrebbe senso, vi è il tratto pulito di Magnus che basta e avanza, ci sono le caratterizzazioni dei personaggi ed è proprio come spiega Daniele Brolli nell’introduzione del volume:

Questa apparenza iperreale in cui ogni cosa sembra banalizzarsi rende le presenze del fumetto quasi allegoriche, portatrici di una verità ideale

Non c’è nulla da aggiungere.
Fidatevi.