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Amici miei – la trilogia



UN VOLUME DEDICATO AGLI ‘ZINGARI’ PIU’ FAMOSI DEL CINEMA ITALIANO

di Paolo Fazzini (Edizioni Un Mondo a Parte)

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Mentre il produttore Aurelio De Laurentiis e il regista Neri Parenti annunciano di aver messo in cantiere il nuovo film Amici miei ‘400, prequel del capolavoro di Monicelli, che dovrebbe ripercorrere le zingarate di un gruppo di italiani nel Rinascimento, esce in libreria il volume AMICI MIEI – LA TRILOGIA scritto da PAOLO FAZZINI e pubblicato dalla casa editrice UNMONDOAPARTE (Roma).

Nel volume si ricostruiscono la genesi e gli sviluppi della trilogia più amata del cinema italiano:
il regista MARIO MONICELLI, gli sceneggiatori TULLIO PINELLI e PIERO DE BERNARDI, l’attore GASTONE MOSCHIN raccontano, in quattro interviste esclusive, la creazione e i segreti della saga di Amici miei, mentre alcuni saggi approfondiscono tematiche legate alla commedia italiana e alle poetiche di registi come Mario Monicelli e Pietro Germi. Edito nella collana

Cult il libro propone, oltre alle dettagliatissime schede dei film, le biografie di tutti i collaboratori e degli attori che hanno preso parte alla trilogia e, naturalmente, una corposa raccolta delle battute, delle supercazzole e delle burle più divertenti dei famosi zingari toscani entrati di diritto nell’immaginario del pubblico italiano.

ESTRATTI DALLE INTERVISTE DEL LIBRO

MONICELLI SU FIRENZE

Un altro fattore importante per la riuscita dei film è l’ambiente, la Toscana e soprattutto la città di Firenze, singolarmente fotografata con toni affatto solari…
Io sono toscano, gli sceneggiatori del film sono toscani, alcuni attori erano toscani…insomma, tutti conoscevamo molto bene quel territorio e Firenze. Ma non volevo mostrare la Firenze turistica, quella famosa, delle piazze e delle chiese. Volevo che nel film venissero fuori quegli aspetti della città che tutti noi quotidianamente conoscevamo, aspetti che magari non sono sempre piacevoli o particolarmente fotogenici.

DE BERNARDI SUI PERSONAGGI

Da quali spunti siete partiti per scrivere la sceneggiatura?

Gli spunti erano rappresentati dalle persone che conoscevamo.
In Amici miei non c’è nulla di inventato!
I personaggi hanno preso vita da amici che conoscevamo realmente.
In fase di scrittura ci raccontavamo le storie che ci erano capitate, che avevamo nella memoria, che ci erano state riferite, e mentre le raccontavamo tra noi ridevamo. Quindi ci siamo detti “Se ridiamo noi perché non dovrebbe ridere anche il pubblico?!”
Quindi facemmo una raccolta di personaggi e aneddoti, li mettemmo insieme e nacque la sceneggiatura.
(…) Il Conte Mascetti, per esempio, interpretato da Tognazzi era, nella realtà, il Conte Raffaello Pacini che aveva davvero dilapidato il suo patrimonio e quello della moglie in un viaggio di nozze durato un anno e mezzo.
(…) Moschin era, nella realtà, un architetto fiorentino alto due metri, che camminava in maniera un po’ dinoccolata. Scarnicci, che era un altro personaggio poi entrato in Amici miei, lo chiamava “la maschera isolata del carnevale di Viareggio”.
Era uno scenografo. Così come era reale anche lo scherzo finale in cui si mette in scena la guerra tra bande criminali.
Mi fu raccontato dagli autori originali di quello scherzo, ai danni di un vecchio che per circa un anno e mezzo è stato vittima delle beffe orchestrate da alcune persone. E’ tutto vero! Ma anche le zingarate sono realmente esistite. Protagonisti eravamo io, Benvenuti, Scarnicci e Tarabusi. La zingarata consisteva nel partire e andare in giro senza una meta precisa.

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MOSCHIN E GLI ANEDDOTI

C’è stato qualche episodio curioso durante la lavorazione dei film?

Forse la cosa più eclatante successe a Pisa, quando per Amici miei atto secondo stavamo girando la scena della caduta della torre. Mentre eravamo sul set arrivò un pullman di giapponesi e, la produzione del film, fintamente allarmata, si avventò su questo gruppo di turisti dicendo “Vedete, vedete la torre?! È in pericolo!” E questi giapponesi, un po’ disorientati e un po’ divertiti, si sono accalcati per vedere cosa stesse succedendo, e hanno anche offerto il loro aiuto per salvare la torre. (ride) Fu una situazione molto divertente!
Invece per il primo Amici miei, quando abbiamo girato la celebre scena alla stazione, Monicelli non aveva avvisato le comparse che stavano sul treno di cosa li aspettava. Aveva raccomandato loro soltanto di sporgersi bene dal finestrino per salutare. Invece noi li abbiamo riempiti di schiaffi! (ride) Il problema è che poi, al secondo ciak, tutti tiravano indietro la testa!

Grazie a Paolo Fazzini