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GUERRILLA GIRLS



Combattere le discriminazioni con fatti, humor e pellicce finte

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Guerriere armate di…maschere da scimmia, ironia, voglia di farsi sentire in un modo assolutamente “pacifico” ma attivo, dando una spolverata alla parola “femminismo” (the “f” word), rendendo le lotte del 21esimo secolo più “funny&fashion”.

Le guerrilla girls decidono di aggregarsi quando, nel 1985, durante un’esposizione a New York “An International Survey of Painting and Sculpture”, su 169 artisti esposti, solo 13 erano donne. Già in quell’occasione molte donne andarono a dimostrare davanti al museo, ma senza riscuotere particolari attenzioni.

Fu in quella sede che, alcune di queste artiste “rifiutate”, cominiciarono a porsi delle domande e a studiare un modo più efficace per farsi sentire.

E così, seguendo la storica tradizione dei guerrieri mascherati (Bat Man, Wonder Woman, Robin Hood), indossarono le loro maschere da scimmia (“gorilla masks”) e cominciarono con una serie di “attacchi” partendo proprio dal mondo dell’arte.

I loro attacchi sono prevalentemente basati su poster o immagini che si prendono gioco del mondo dell’arte, del cinema, della politica; poi si sono evoluti con libri, volantini e vere e proprie azioni pubbliche. Alla 51esima Biennale a Venezia erano presenti con un megaspot della disuguagliana (vissuto e rappresentato sempre in maniera molto “leggera”) sulla percentuale di donne che solitamente venivano chiamate ad esporre.

Nel corso degli anni sono apparse in 90 musei in giro per il mondo, sul New York Times, The Washington Post, The Newyorker, su televisioni come la BBC, CBC, NPR. Ma non solo, la loro “guerrilla” ha prodotto anche diversi libri tra i quali “Bitches, Bimbos and Ballbreakers: The Guerrilla Girls’ Guide to Female Stereotypes”, supporta associazioni internazionali come Amnesty nella lotta contro le violenze sulle donne, sviluppa progetti con Greenpeace. Nel frattempo continuano a viaggiare, a diffondere il loro messaggio con discorsi, interventi in università, portando in giro spettacoli in vari teatri in giro per il mondo.

Le loro identità sono e devono rimanere segrete, per non essere completamente compromesse nel loro ambiente; hanno utilizzato nomi di artiste decedute per quando si presentano in pubblico, e solo pochi stretti familiari sanno delle loro attività segreta.

Per ora resta anche segreto il numero delle attiviste in questione (più o meno intorno a 100), quindi potrebbero essere ovunque, in qualunque luogo, in qualunque momento…

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