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Captivity



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Captivity
regia di Roland Joffè USA 2007
Durata 85 min

La solita modella bella e stupida viene rapita dal solito serial-killer-maniaco-omicida che, evidentemente, non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera dato che passa le sue giornate ad architettare strambi metodi per torturare le sue vittime.

Una volta deportata nel labirinto degli orrori la giovine subisce ogni tipo di vessazione finchè non si accorge di non essere sola…

Questa in breve la trama del film che vuole furbescamente cavalcare l’onda lunga del successo di “Saw – l’enigmista” e “Hostel” che hanno fatto dell’ultra-violenza gratuita il loro punto forte. Il film non offre realmente nulla di nuovo ed è pure malfatto: il cosiddetto “colpo di scena” è prevedibile come il risultato delle prossime elezioni (no, non vinceranno loro, vinceranno gli altri) e quando la protagonista si getta in un focoso amplesso nel mezzo delle torture la pellicola raggiunge il ridicolo.

La prima e forse unica regola di questo tipo di film consiste nell’immedesimazione col personaggio principale: quando questa scompare (a causa di improbabili azioni dello stesso, frutto di pessime sceneggiature) si rompe la tensione e il film perde di senso. Se “Saw” aveva la forza di prendervi alla testa grazie alla struttura ingegnosa delle torture e “Hostel” prendeva allo stomaco per via della esplicita violenza questo film, purtroppo, vi prenderà per una parte anatomica un poco più in basso..