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MUSIC

Afrika Bambaataa @ Flog



Afrika Bambaataa è il guerriero dell’electro-funk, il padre fondatore della Zulu Nation e il “The Godfather” della cultura Hip Hop, un polo gravitazionale dell’arte del Novecento e un mito black contemporaneo famoso in ogni angolo del globo. Un artista di tale spessore è difficile da inquadrare in maniera univoca. In trenta anni di carriera ha cambiato la storia della musica, ha fatto crescere e proliferare l’Hip Hop come cultura e ha dato una dimensione nuova all’attivismo sociale.
Kevin Donovan (con questo nome viene registrato all’anagrafe newyorchese nel 1957) è una figura quasi mitica nel Bronx degli anni settanta, quando il quartiere veniva chiamato ‘piccolo Vietnam’ per via del degrado. Cresciuto nel giro dei famosi “Bronx River Projects” (nei quali erano impegnati come attivisti sia la madre che lo zio) entra da giovanissimo in Black Spades, una delle gang che diventeranno la “legge in assenza della legge”, con lo scopo di ripulire i quartieri dai pusher, garantire un servizio sociale e cercare di riportare alla legalità quelle zone “deviate” che la politica, assente o repressiva, andava creando. Dopo aver visto il film “Shaka Zulu” e aver viaggiato in Africa, torna nel proprio quartiere col preciso intento di porre fine alle violenze e rinsaldare le comunità. Cambia il suo nome in Afrika Bambaataa Aasim, adottando il nome di un capo Zulu Sud Africano, e diventa “il leader gentile” della Zulu Nation, un movimento per la consapevolezza black fondata con l’idea di portare la pace nei territori urbani degradati e diventata un network espanso su scala planetaria.

Folgorato dall’esempio di Kool Herc, il dj giamaicano che aveva esportato a New York la pratica del sound system e per primo aveva isolato i break dei dischi mandandoli in loop, traduce le suggestioni e gli insegnamenti delle tribù africane nei codici della cultura Hip Hop, per la quale conia la denominazione, estende e valorizza il significato includendo la musica dei DJ, la poesia degli MC, il ballo di b-boy e b-girl, la “graffiti art”. Assieme ad un altro grande maestro della consolle come Grandmaster Flash – che perfezionava la tecnica del sampling incidendo il brano-manifesto “The Message” – fa ballare tutta la Grande Mela in block party leggendari, organizzati nelle strade attaccando gli impianti audio ai pali della luce. La sua collezione di migliaia di dischi diventa la colonna sonora dei ragazzi che girano sulla schiena con un classico come “Give It Up Or Turn It Loose” di James Brown, saltano sulle note di una b-side sconosciuta dei Rolling Stones e fanno il “poppin” sui suoni elettronici di oscura matrice europea.

Alla ricerca del beat perfetto, esordisce discograficamente nel 1980, assieme al gruppo Soul Sonic Force, con “Zulu Nation Throwdown”, seguito dalla superhit del 1982 “Planet Rock“, una specie di frullato sonico ottenuto amalgamando la batteria elettronica del guru dance Arthur Bake, i beat dell’hip hop, la tastiera di “Trans-Europe Express” dei Kraftwerk e frammenti dalle colonne sonore di Ennio Morricone. Quel brano, assieme ad altri capisaldi come “Reckless” e “Renegades of Funk”, diventa il fulcro di un grande live show che Bambaataa e la sua band, con un gruppo di ballerini della Rock Steady Crew, writer come Fab 5 Freddy e DJ, porta fuori dagli Stati Uniti i valori dell’Hip Hop e della Zulu Nation: pace, unità, amore e divertimento.

Le hit diventano dischi d’oro e generano un’ intera scuola di “electro-boogie” che fonde rap e musica dance, mentre i suoi dj set definiscono il “turntablism” come genere proprio e certificano l'”electronica” come un trend musicale. Arrivano le collaborazioni d’alto rango con John Lydon, Johnny Rotten e James Brown e progetti di ampio respiro come l’album antiapartheid “ Sun City” , mentre nella sua orbita crescono talenti come i breakers Rocksteady Crew, il writer Futura 2000 e il rapper Rammellzee. Il suo stile eclettico influenza molti generi di musica elettronica e dance – dalla techno di Detroit al Miami Bass, dall’ Electro alla House di Chicago – evolvendosi ulteriormente nelle uscite a nome Shango, con l’album solista “Beware (The Funk I s Everywhere)” e nell’ imprescindibile sequel “Looking For The Perfect Beat”.

Col disco del 1988 “The Light” la firma diventa Afrika Bambaataa & The Family e stringe collaborazioni con UB40, George Clinton e Bootsy Collins. Tre anni dopo arriva “1990-2000: Decade Of Darkness“, un album maturato nel suo lungo soggiorno partenopeo, dalla forte impronta sociale con suoni electro funk prodotti dal team italiano De Point. Per tutti gli anni novanta Bam continua a dedicarsi alla musica con remix e progetti underground, per riaffacciarsi al grande pubblico nel 1997 con “Zulu Groove“. Il nuovo millennio coincide con la pubblicazione di lavori sopra le righe come “Hydraulic Funk”, prosegue con compilation come “ Electro Funk Breakdown” e vari album su Tommy Boy Records fino al più recente “ Death Mix” .