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Cinema

EEAAO: Il film pigliatutto agli Oscar



Si è conclusa da poche ore la 95ª edizione degli Academy Awards, probabilmente la più osteggiata dalla critica italiana, con la vittoria totale di Everything Everywhere All At Once, uno dei film più discussi dell’ultima stagione cinematografica (e che proietteremo domani e giovedì al Teatro di Fiesole).

Premetto che mi è dispiaciuta l’assenza di alcuni titoli, in primis Babylon e Nope di cui avevo parlato poco tempo fa qui insieme al bellissimo The Fabelmans di Spielberg che, nonostante la candidatura, è rimasto a bocca asciutta. D’altronde lo sappiamo, gli Oscar non sono mai stati un premio meritocratico, si tratta piuttosto di un premio che l’industria consegna a se stessa ma, dato che gli americani sono bravissimi a fare spettacolo, questa cerimonia evento è un giochino divertente che mi piace seguire nonostante non abbia nessuna vera rilevanza (o comunque molto poca) con il mio rapporto con il Cinema.

Detto questo, stavolta tifavo per il favorito e alla fine della fiera sono contento della vittoria, forse esagerata ma forse anche no, del bellissimo film dei Daniels.

Per chi non li conoscesse, Daniel Kwan e Daniel Scheinert, sono i registi del folle Swiss Army Man, un film indipendente del 2016 con Paul Dano e Daniel Radcliffe che aveva fatto molto parlare di sé e che se non avete visto vi consiglio di recuperare.

Ad ogni modo, grazie alla casa di produzione indipendente A24, nel 2022 se ne escono con questo film altrettanto folle che ha al centro nella sua narrazione il concetto di multiverso, tema assai in voga negli ultimi tempi anche grazie alla popolarità acquisita con i cinecomic della Marvel e della DC.

Ora, per chi non lo sapesse, io sono molto affezionato al concetto di multiverso che ho appreso grazie ai fumetti, tanto che nel 2011 aprii insieme ad altri soci il primo co-working fiorentino chiamandolo per l’appunto Multiverso, quindi riconosco assolutamente il debito verso il mondo supereroistico cartaceo. Personalmente però penso che c’entri relativamente poco con il film dei Daniels (cosa che invece ho letto come critica principale nei confronti del film).

Infatti, la cosa che mi ha fatto amare Everything Everywhere All At Once non sta affatto nella vicinanza con il cinema supereroistico, bensì nella sua spettacolarità e nel suo citazionismo pop, cosa che a mio avviso ad Hollywood serve come il pane.

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Come avevo scritto parlando di Babylon, Fabelmans e Nope, il cinema come forma d’arte popolare di massa ha perso la sua ragione di esistere già da un po’ di tempo a questa parte che, ribadisco, non vuol dire che sia una forma d’arte morta, ma che diventerà sempre più di nicchia ed elitaria. Quindi, ha un disperato bisogno di innovarsi.

Il film dei Daniels è innovativo.

È innovativo perché è il racconto di una cosa semplicissima (il tutto si riduce a una storia familiare classica) ma con un impalcatura narrativa complessissima, un po’ come aveva fatto Nolan con Tenet (mettendo in scena la storia archetipica del viaggio dell’eroe, ma scomposta e quindi estremamente complicata).

Tra le varie critiche contrarie al film che ho letto c’è anche l’accusa di aver fatto un film “troppo” a tavolino per star dentro i nuovi canoni dell’Academy (diversità etnica, sessuale, etc.), ma anche questa a mio avviso è una critica sterile, perché il modo in cui è stata affrontata nel film è più che intelligente, visto che è perfettamente inserita nella narrazione.

Insomma, quello che voglio sottolineare è che dal cinema di oggi mi aspetto questo: essere stupito da uno spettacolo in sala.

E il film dei Daniels, soprattutto in sala, è spettacolare.

P.S. per i locals, ci vediamo domani e giovedì al Teatro di Fiesole. Non vedo l’ora di introdurlo.