È uscito un Ep crudo, rappato in fiorentino. Firenze è la città che racconta: quella del lato oscuro, con una scintilla romantica. Cinque tracce per un trio segnato dall’amicizia prima ancora che dalla musica. Stiamo parlando di Filtro, Tiezzo e MaidireMaike, tre nomi noti della scena fiorentina underground.
Rappers i primi due, produttore il terzo, hanno sfornato l’EP intitolato “Ciccia Cruda“, un progetto rap autentico, radicato nella tradizione boom bap e nella cultura di strada. Ogni traccia illumina vizi e virtù del capoluogo toscano, con il pregio di non scadere mai nel provincialismo.
Si potrebbe definirlo un EP scritto con il quartino fra le mani e il coltello fra i denti. Perché a Firenze la notte appartiene soprattutto a chi ci è cresciuto dentro: è lì che il trio affonda le mani, tra quartieri che cambiano faccia e locali che chiudono troppo presto.
Tutto inizia con l’amicizia fra Tiezzo – all’anagrafe Matteo Mancini, di Campo di Marte – e Filtro, alias Filippo Balestri, di Rovezzano. Il sodalizio nasce nell’ambito delle serate rap organizzate proprio da Gold a Firenze. «Ci siamo conosciuti lì – spiega Tiezzo – Maike è una conseguenza della coppia». «Ero un fan di Filtro e Tiezzo – chiarisce MaidireMaike aka Michelangelo Pratesi – in quegli anni erano molto attivi, li seguivo anche su Youtube e Myspace».
Filtro prosegue: «Tiezzo mi ha fatto conoscere Maike, che mi è piaciuto subito». Scatta l’intesa. Non solo sul piano umano: «Mi hanno colpito i beat di Maike – prosegue Filtro – quello stile vecchio stampo, con il boom bap e i sample che mi permettevano di esprimermi al meglio».
Ciccia Cruda parte con un intro che è una via di mezzo fra una corsa e un palleggio a due sulle note di una base fresca e coinvolgente, un po’ vecchia scuola, un assaggio dello stile che sottende l’intero EP. Il quale, per quanto breve, ha il sapore di un trattato sulla Firenze odierna.
«Nonostante il nome, l’Intro è la traccia che abbiamo chiuso per ultima – racconta Maike – ed è basata sull’idea di un botta e risposta dinamico fra Filtro e Tiezzo». «Volevamo che ogni strofa aumentasse il tiro» sottolinea Filtro. «Gotham invece è la prima canzone che abbiamo prodotto – spiega Tiezzo – ed è ispirata alla canzone dei Nirvana “Something in the Way“, il che richiama le radici punk-rock di Maike».

Il produttore è anche suonatore di basso. Le note dark da lui selezionate hanno stimolato in Tiezzo e Filtro una riflessione sul lato oscuro di Firenze: quello che comincia a uscire dagli angoli insieme alle ombre della sera, per intenderci, o che si identifica con le problematiche più cupe dei suoi abitanti. Il ruolo del produttore è centrale nell’economia del progetto: i beat di Maike non fanno solo da sfondo, guidano il racconto, scolpiscono l’atmosfera, tengono insieme oscurità e ironia.
«Il beatmaker è un artista – dichiara Tiezzo – abbiamo cercato di dare attenzione a Maike come se fosse il terzo rapper, perché parla con la sua musica». Tiezzo conclude con un’immagine efficace: «Spesso il producer passa in secondo piano, ma è come un elefante nella stanza che non vuoi vedere».
A ribadire le vibes solidali che si respirano nel trio, Filtro pone l’accento sul lato grafico dell’EP: «Come vedi, nell’immagine di copertina siamo tutti e tre allineati e alla pari». Maike aggiunge una nota sentimentale: «Trovare Tiezzo e Filtro è stato come cercare a lungo la ragazza che desideri per scoprire che abita accanto a casa tua».

Quella ragazza, viene da aggiungere, serve ciccia cruda all’angolo della strada. Infatti, benché le vibes fra i tre siano positive e genuine, ciò che si respira nell’EP è spesso ruvido, scabro, una realtà fatta di sangue nero che risale dal profondo, di un altro padre che si alza per pulire i cessi in banca e di un mostro tristemente celebre che miete le sue vittime nella provincia fiorentina.
«Abbiamo cercato di affrontare la tematica del mostro di Firenze con rispetto e spirito narrativo» spiega il trio. Dietro c’è una ricerca minuziosa: «Ho ripercorso la teoria dell’acqua, che nota come i molti delitti siano stati compiuti vicino a luoghi dove l’acqua è presente o nominata – spiega Tiezzo – mentre Filtro ha parlato di un’altra pista».
C’è anche, come si diceva, una nota romantica nella crudezza di Ciccia Cruda. Si tratta del brano Love things. Anche questa storia d’amore, nell’ottica del trio, potrebbe svolgersi a Firenze. Da osservare inoltre l’unico featuring dell’EP, un nome importante per la scena locale: Firenze cartolina – «una sorta di Gotham di giorno» secondo Maike – vede il ritornello cantato da Il Generale. «Stiamo parlando di un uomo di 70 anni, uno dei primi a portare il reggae nella nostra zona insieme agli Africa Unite – ricorda Filtro – e che ha inventato e cantato il ritornello di getto, con una freschezza impressionante».

Ma oggi cos’è Firenze? O meglio, cos’è diventata? Le mode cambiano, i locali chiudono, l’Hip Hop non è più quello di una volta e anche il modo in cui la città viveva la cultura ha subito una trasformazione.
Secondo il trio fiorentino le cose non hanno preso una buona piega: «Mancano serate che diano possibilità agli artisti di esprimersi, soprattutto sentiamo la mancanza di locali storici come La Flog, il Viper e il Jazz Club». Filtro sottolinea: «Al Viper, anche grazie a Gold, era possibile aprire i
concerti di grandi artisti. Si faceva a turno, era una bella gavetta». «Firenze tutto sommato è una città
piccola – gli fa eco Tiezzo – oggi a darci ossigeno rimangono il CPA e il Next Emerson».
Anche la musica ha riscontrato cambiamenti: «Mi sembra che l’unico sogno dei trapper sia fare soldi – riflette Filtro – creano delle micro-scene dove ognuno si ritaglia il suo angolino e c’è poca collaborazione». In questo modo si abbassa anche la qualità della musica. Tiezzo è caustico: «Vado
alle serate di questi ragazzi: sui social sembrano perfetti, poi li ascolti live e ti cascano le palle».
La soluzione sembra essere quella di un tempo: confrontarsi, scambiare esperienze, giudizi e commenti. A detta del trio, cercare anche la semplicità: «Ciccia Cruda è un EP basic, ma questo non significa che sia banale».
Una semplicità affilata come un coltello per separare il superfluo dalla materia cruda, e raccontare, in un momento in cui Firenze sembra perdere voce e spazi, che c’è ancora qualcuno affamato, in grado di raccontare il reale. Dovendo riassumere il contenuto di Ciccia Cruda in una riga, vengono in aiuto le parole lapidarie di Tiezzo: «Questo Ep non ha un messaggio. È rap, e il rap è denuncia».