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Chris Evans: “Credo nell’amore”



Mattino, Toronto.

La montatura dei suoi occhiali rimanda alle lenti liquide di un vendicatore. Ti puoi aspettare che sparino laser e inceneriscano ossa e membra. Invece sono soltanto occhiali da sole, oggetti che riempiono di bellezza il volto di Chris Evans. 1 metro e 83 d’altezza, lo sguardo d’un eroe che è semplicemente parte di noi. Dopo due capitoli mozzafiato, tutti hanno nostalgia di Captain America, il fumetto-mito che tra gli anni Settanta/Ottanta i poliziotti americani sfogliavano piegati nottetempo sulle loro motociclette. Il primo cine-episodio Marvel ha fatto da apripista all’unione degli Avengers, The Winter Soldier ha messo la vamp Johansson (Vedova Nera) al fianco di Evans. Ora Chris sta valutando un terzo Captain e ha appena terminato Avengers: Age of Ultron.

Noi lo incontriamo sapendo che il gracile Steve Rogers, padre morto di gas mostarda, si è sottoposto all’iniezione di un altro siero: dopo quello che pompa il valore della forza e della conoscenza, per Rogers/Evans è tempo di una nuova overdose: il debutto alla regia. Titolo: Before We Go. Trama sintetica. Una giovane donna (Alice Eve) attraversa di corsa Grand Central per prendere l’ultimo treno diretto a Boston, nel cuore della notte. Non ha più un soldo, l’hanno rapinata, e naturalmente perde il treno. Ma uno sconosciuto (Chris Evans) le viene in soccorso e le offre il suo aiuto. I due trascorreranno tutta la notte insieme, mutando in parte un destino già scritto, tra fantasmi del passato, esibizioni canore impreviste, litigi, baci, hotel ed albe.

 

Chris Evans, attore e regista

Chris Evans, attore e regista

Chris, da dove arriva la necessità personale di girare un film romantico come Before We Go?

Io credo nel concetto di mettere amore in quel che si fa. Quando ho immaginato questi due sconosciuti che si sfiorano a New York City ho provato empatia, mi sono innamorato delle loro storie, del loro percorso. E’ una love story da amare. “Amore” è la parola chiave di questo film. I protagonisti compiono le loro azioni perché credono fermamente nell’amore. Hanno un codice sentimentale. Oggigiorno dare del “buon amore” al prossimo non è semplice, ci si può ferire. E i due personaggi, Nick Vaughan e Brooke Dalton, sono feriti dalla vita. All’inizio del film risultano vulnerabili, una condizione che li obbliga a spezzare le catene e ad adottare un cambiamento, soprattutto quando quei lividi, quelle ferite diventano una parte ingombrante della vita. Si parte dal rispetto per se stessi quando si ama.

Dopo la fortunata franchise di Captain America, che già conteneva parecchi elementi umani e sentimentali, perché scegliere una love story, di cui è anche protagonista?

Da quando ho iniziato questo mestiere, dalle prime rappresentazioni teatrali a scuola al successo sul grande schermo, ho pensato a quanto mi stessi esponendo. A quanto pesasse la mia vulnerabilità, l’essere al centro dell’attenzione. Volevo esplorare quel lato di me: ho sempre cercato di essere onesto, diretto, di dare al pubblico quello che di giusto e di autentico possiedo. Vedi, durante questa intervista, io non saprei mentire. E se lo facessi, credimi, mi sentirei del tutto inappropriato e scomodo. E tu lo avvertiresti. Non so dare risposte false o precotte. E’ più facile per me essere aperto, trasparente. E qualche volta, per questo, mi metto nei guai. Ma è l’unico modo che conosco per parlare di me.

Come hai lavorato sulla fotografia di Before We Go, specialmente sulle tonalità dell’alba, quando la notte si sfilaccia e i due protagonisti in taxi si riconoscono, si guardano per la prima volta sotto una luce naturale che filtra dai finestrini.

Oh, la notte a New York è così romantica. Troppo spesso vedo al cinema una New York “notturna” chiassosa, schiacciata dal peso delle luci e del vociare. Io ho ricercato una Manhattan più silenziosa, quasi segreta. La notte in Before We Go è come un sogno. E quando la notte si interrompe, quel sogno svanisce. Ed è come se ad attendere Nick e Brooke ci sia un nuovo mondo. E’ capitato anche a me di trascorrere una notte magica assieme a una persona e non appena il sole sorge di sentirmi rinnovato, asciugato, in pasto a una dimensione altra. Si può dire che il mio film sia persino tagliato in due: quando arriva la luce vediamo proprio un altro film.

Efficace l’incipit: si comincia da una stazione-simbolo, un luogo senza coordinate, evaporato nel tempo. E ci sono lancette e binari ovunque.

Ecco, mi piace questo di Before We Go. Tutto è concentrato in pochi istanti e in precisi luoghi. Tutto. Dal tempo alle azioni. Ed è lì per dirti “Prendimi. Prendimi e basta”. Mentre lo spettatore si domanda: “Perché questa donna scappa, perché è così triste, perché questa ossessione del tempo…”. E’ un film dritto. Non ti passa altre informazioni. Aleggia un mistero sulle vite dei personaggi, ed io, come regista, non svelo nulla.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA A CHRIS EVANS – Clicca QUI