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Chris Evans: “Non volevo diventare Capitan America”



LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA – Leggi QUI
Evans
Il suo film d’esordio da regista, Before We Go, sembra quasi dirci: non abbiamo più tempo di vivere le nostre love story di giorno; il solo tempo concesso è la notte. Before We Go è fatto di parecchia “osservazione”…
Sono un tipo che analizza le persone, è la mia natura. Non mi interessano le storie degli altri soltanto in chiave romantica, mi faccio rapire da tutto: piante, persone, animali, aria. Amo la vita. Sono uno che si meraviglia senza sosta. Amo le connessioni tra donne e uomini, alberi e cortili. Tutto è sublime, tutto è romantico. Idealizzo ogni cosa.
Che cosa ha imparato come regista?
Mi ha sorpreso notare che ogni cosa va ordinata e che bisogna essere molto sicuri di sé. Il regista deve continuamente rispondere a delle domande. Tutto questo lo sto apprendendo da solo; quando ho chiesto consigli a certi registi che stimo anche loro si sono trovati in difficoltà di fronte alle mie domande. Non è semplice per un regista dare suggerimenti a chi intende intraprendere questo mestiere: ci sono tante parti che devono funzionare all’unisono.
In scena siete quasi sempre solo in due: com’è stato dirigere la sua partner?
E’ difficile, talvolta imbarazzante, dare delle dritte ad una brava interprete come Alice Eve. Qualche volta ci fermavamo e prendevamo qualche appunto, per migliorare ogni aspetto.
Evans Before
E’ vero che, poco dopo l’inizio della sua carriera d’attore, ha fatto resistenza? Non voleva diventare Captain America o temeva la grande industria Marvel?
Non sono mai stato negativo né contrario a quel tipo di circuito. Il solo aspetto che temevo dell’universo Marvel ero io stesso: non volevo diventare troppo famoso, rinunciare alla mia privacy. Adoro la Marvel, è una famiglia ormai. Credo sia una delle poche grandi compagnie con cui è un piacere lavorare. La mia negatività era tutta per la fama, per la mia innata insicurezza, e non sono cambiato. Al tempo, l’apprensione dominava, oggi è sotto controllo.
Dopo il primo Captain America e The Avengers ho capito che la fama va e viene. Un giorno sei sotto i riflettori, l’altro c’è chi ti ha già dimenticato. Nella mia testa il fattore “successo” resta qualcosa di tenebroso, di spaventoso. Forse, come regista, riesco a resistere e a rafforzare le difese. Allo stesso tempo ho la certezza che Marvel ed io continueremo a girare studio movies di grande impatto.
C’è qualcuno, regista o attore, con il quale le piacerebbe lavorare oggi?
Ce ne sono tanti: Gus Van Sant, Jason Bateman… ognuno ha il suo perché. Cameron Crowe, eccone un altro. Fa dei film così personali che finiscono per toccare tutti noi, li ricorderemo per sempre.
Che cosa la intriga raccontare, cinematograficamente?
Relazioni, conflitti sentimentali, rapporti madri-padri-figli. Cose che sembrano insignificanti quando le si condivide con qualcun altro ma, una volta sullo schermo, acquistano significato.
Si arrabbia quando le dicono che il suo film d’esordio è simile alla trilogia di Richard Linklater (Before Sunrise, Before Sunset, Before Midnight)?
Se si legge il plot, le storie sembrano vicinissime. Ma quando guardi il film, la prospettiva cambia. Se qualche reporter vorrà vendere di più scrivendo che il mio film imita Before, faccia pure. Non è così. Amo la trilogia di Linklater, per la cronaca.
In quanti giorni ha girato il suo film indipendente?
19 giorni. Serrati. Non c’era spazio per improvvisazione sul set, dovevamo lottare contro il tempo.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
A marzo comincerò a girare Captain America 3. Il resto dell’anno me lo prendo libero, ho lavorato troppo ultimamente. E il prossimo autunno vorrei girare il mio secondo film da regista, stavolta senza dover per forza recitare o recitare in ogni scena. Starò seduto sulla classica sedia da regista e guarderò gli altri farsi il mazzo. (ride) Nel frattempo leggo sceneggiature, scelgo progetti futuri… Recitare mi permette di raccogliere energie e denaro per i miei scopi personali.
C’è un filmmaker italiano con il quale le piacerebbe lavorare?
Italiano? Caspita, non lo so. Dal passato, magari: Fellini! Ma non credo di essere abbastanza cool per Fellini. Troppo artistico. Lui avrebbe scelto Adrien Brody.