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GOLDSERIES: The Leftovers, fanta-serie troppo misteriosa



E’ cominciata la seconda stagione di The Leftovers, la misteriosa e fantascientifica serie tv firmata HBO, scritta da Tom Perrotta e dal Damon Lindelof di Lost, e si presenta subito la grande ed evidente caratteristica che funge da filo conduttore fra le due stagioni: continua a non capirsi una mazza! Il tocco di Lindelof si vede, visto che in Lost, oltre a lasciare agli spettatori il privilegio del dubbio riguardo numerosi interrogativi rimasti aperti, l’utilizzo di potenti cliffhanger risultano il marchio di fabbrica. In The Leftovers, così come in Lost, lo spettatore oltre a dover stare attento ad ogni minimo particolare, pensando di risolvere gli arcani misteri che si accumulano, si chiede ogni 10 minuti cosa stia accadendo, dove vogliano andare a parare, quale sia il senso di tutto.

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La prima stagione di Leftovers si è conclusa con un mistero che nelle 10 puntate è diventato semplicemente molto più fitto: gente muta incazzata vestita in bianco che non accetta l’eventuale costruzione della felicità altrui, una depressione dilagante, stranezze maniacali legate al sovrumano, personaggi che mettono incinte donne asiatiche a caso, ma il perché questo maledetto (o benedetto) 2% della popolazione mondiale sia svanito nel nulla, sembra non avere risposta.

Tuttavia i personaggi sono abbastanza credibili, eccentrici per il contesto in cui vivono, ma credibili, così come la situazione sociale raccontata dagli autori; alcuni accorgimenti risultano esagerati, come molti comportamenti, ma in generale, in un mondo in cui la gente scompare senza un motivo in ogni suo angolo, potrebbe essere comprensibile e immaginabile ogni azione di ogni tipo.

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La seconda stagione comincia con l’unica (ovviamente, a quanto pare) parte della terra lasciata fuori da questo disegno (a quanto pare) divino. A Jarden, in Texas, non è stata registrata nessuna scomparsa, caratteristica che l’ha resa meta ricercata dei turisti religiosi convinti del loro pellegrinaggio verso la città miracolata. I punti interrogativi della piccola cittadina di New York attraverso cui abbiamo conosciuto i protagonisti della prima stagione, di sommano a quelli di questa altrettanto piccola cittadina del Texas, con le vite di personaggi nuovi che si mescolano a quelle dei protagonisti della precedente stagione. Stesso ritmo, stessa angoscia, stessa incomprensione…mancano solo, per forza di cose, la gente muta incazzata vestita di bianco e i personaggi che mettono incinte donne asiatiche a caso (fino ad ora), ma il mood della serie è tale e quale.

Nella sigla, invece, ritroviamo delle differenze enormi: il theme song della prima stagione era inquietante e con immagini paradisiache e infernali allo stesso tempo; la nuova, invece, è accompagnata da una musica leggera e da figure ritagliate fra lo scorrere di una sorta di album fotografico di gente dipartita. Un cambio strategico e importante per la definizione di una stagione che racconta un contesto diverso dalla precedente, mantenendo tuttavia la stessa inquietudine.

La componente religiosa è forte nella serie ed è come se il mondo fosse tornato indietro di 150 anni, come se la scienza non esistesse più e il disegno divino fosse l’unica cosa certa e condivisa, d’altronde quando non si riesce a spiegare scientificamente una questione, basta affidarla a Dio e tutto è risolto. In ogni caso il fatto che il mondo non sia più lo stesso avendo subito una rivoluzione in termini di numero di abitanti, avvicina la serie ad una sorta di post-apocalittico più emotivo e meno catastrofico, allacciando il mistero ad ogni manifestazione di questa emotività.

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I cliffhanger sono lo strumento che non permettono allo spettatore di abbandonare la serie, perché analizzandola bene, è una di quelle produzioni che dopo un po’ rompono le palle, così come poteva essere Lost qualche anno fa, solo che ai tempi Lost era un novità, in termini di messa in onda e argomenti, mentre The Leftovers, continuando a svelare niente e aumentare i dubbi, rischia di veder sparire anche i propri spettatori, e deve ritenersi fortunata se nell’eventualità fosse soltanto il 2%.