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Il mondo visto dai miei occhi: l’arte di mentire



Mentire. Questo l’ho scritto per ingannare Google che mi rompe per il SEO. Andiamo avanti.

Ho di recente visto un paio di film in cui il protagonista segue il suo istinto fino a compiere gesti apparentemente irrazionali o folli.
Chi aveva ragione a seguire il suo istinto fa la figura del genio, chi aveva torto fa la figura del paranoico.
Ma c’è così tanta differenza? Del resto ognuno di quei personaggi aveva scommesso tutto su quello che sentiva, oltrepassando il punto di non ritorno con grande disinvoltura.

Fino a che punto possiamo fidarci del nostro “sesto senso”?

Certo sarebbe impensabile ignorarlo, ancora peggio cercare di sopprimerlo con la razionalità.
Anche seguirlo ciecamente può portare un bel pò di problemi.
Quello che colloquialmente chiamiamo “istinto”, o “sesto senso”, è uno strumento importantissimo per decifrare il mondo che ci circonda.
Ma è uno strumento che può tradirci se non lo sappiamo ascoltare, o meglio se la nostra razionalità lo inquina.
Vediamo perchè.

Le dimensioni della comunicazione

Abbandoniamo l’idea che comunicare e parlare siano la stessa cosa.
La parte verbale della comunicazione non comprende neppure la metà dei segnali che lanciamo agli altri.
Paul Watzlawick e i suoi colleghi di Palo Alto (California) definirono come il primo assioma della comunicazione umana: “non si può non comunicare”.

Ovvero le persone comunicano anche quando non vogliono farlo. Tutto è comunicazione.
Quando una persona cammina verso di voi siete in grado di percepirne le intenzioni.
Quando una persona tace il suo silenzio può essere molto eloquente.

E’ la comunicazione inconscia, quello a cui ci riferiamo quando usiamo il termine “sentirlo di pancia”.

L’arte di mentire

Dire una bugia non è semplice. Se qualcuno ci mente possiamo credergli sul piano razionale, ma qualcosa dentro di noi può renderci dubbiosi.
Anche se la menzogna in questione è “una verità” a cui vorremmo credere, si crea una dissonanza interna che alla lunga può diventare lacerante.

Le bugie dette a fin di bene hanno più probabilità di “passare”, probabilmente perchè non c’è ostilità nel contenuto e l’interlocutore accoglie la menzogna come benevola, creando una sintonia tra i due.
Un discorso diverso va fatto per il bugiardo disonesto, colui che mente per ottenere un vantaggio a discapito dell’altro.
Questo mascalzone ha fondamentalmente due opzioni:

1) credere alla propria bugia, e convincersene a tal punto che gli sarà difficile ricordare quale fosse la verità.
Se tutto il suo essere si convince di una cosa (e tutti quanti mentiamo a noi stessi spudoratamente, specialmente per preservare la nostra autostima), quando la dirà a qualcuno non sarà più una vera bugia, e riuscirà a mentire non solo verbalmente ma completamente.

2) Diminuire gli aspetti della comunicazione in modo da avere meno elementi da tenere sotto controllo.
Mentire in una chat è relativamente semplice, anche se col tempo stiamo affinando una sensibilità tutta nuova (il tempismo e le pause tra i messaggi ad esempio).
Mentire al telefono è già più complesso, ma mentire di persona rimane il caso più difficile.
Per questo motivo ci sentiamo più liberi e disinibiti su internet e via Whatsapp.

Proseguiamo la settimana prossima (sarà vero?).
Se vi va, nel frattempo guardatevi “Take Shelter“, è un film pazzesco, che mi pare sia passato inosservato in Italia.

E se vi siete persi anche questo, qui parlo di come i nostri occhi influenzano il mondo che percepiamo.

Cordiali saluti
Andrea Aiazzi