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Le Soddifazioni arrivano anche così



Le soddisfazioni arrivano anche così, sotto sotto sono le migliori, quelle che d’un tratto irrompono nella normalità di un clima e ne tropicalizzano le temperature.
C’è chi non spera proprio mai, convinto com’è che il gioco non preveda colpi di scena, o almeno li preveda solo come conseguenza di bizzarri allineamenti astrali.
Per i detrattori del “volere è potere” esiste però una cura: stupire. Con la candida soddisfazione di chi raggiunge un obiettivo, con un sorriso sbalordito che sembra dire: e ora che succede? È arrivata lei: Giulia Quintavalle, regina della sorpresa, medaglia d’oro del colpo di scena.

Ma qui è doverosa una piccola parentesi, me lo permetterete spero, dato che incoerentemente ho seguito queste bizzarre olimpiadi.
Dominate da basse premesse e caratterizzate da una poco italiana tendenza al rosa. Incoerentemente perché, vuoi per gli impegni, vuoi per una questione ideologica, m’è risultato ostico donare anima e corpo alla più sportiva delle ricorrenze.

C’era la Cina come sfondo del disegno, rosso acceso il colore della bandiera, duro da fissare senza stancarsi oltremodo gli occhi.
Già, la Cina, un paese con una tradizione tra le più alte e profonde che si siano viste, ma anche una terra dai retaggi politici inumani, rancidi e dolorosi da ingoiare come quei biscotti che si trovano quando si vanno a benedir le vecchie case.

I cinque anelli hanno iniziato a tintinnare molto prima, con incredibili storie di monaci e repressioni, immagini affisse ai muri, fotografie di tempi andati, hanno riacquistato il dinamismo di quel tempo, carri armati a Tienanmen e giovani con sacchi della spesa a bloccare i simboli più che gli strumenti.
Quegli scorci in bianco e nero sono diventati icone politiche di lotta e rivoluzione, ma oggi, nel quasi Blade Runner, quelle stesse parole – lotta e rivoluzione – sembrano inutili quanto coloro che continuano politicamente a sponsorizzarle. Non c’è politica nel buonsenso, ma se ne annida abbondantemente nella scelleratezza.

La Cina si meritava veramente di ospitare queste olimpiadi?
Attenta com’è a creare superuomini e incurante fino all’eccesso di ogni sfumatura umana del diritto naturale?

Qualunque sia il vostro pensiero, quello che importa sono le storie.
Perché anche il più truce dei contesti è capace di regalare idilliaci epiloghi. Così, con italico edonismo, eccomi qua a raccontare questo felice racconto. Perché, medagliere alla mano, sembrerebbe davvero d’esser stati surclassati dal “sesso debole“. E vi assicuro che lo stupore non mi deriva dal fatto che siano donne, ma dal fatto che in questa penisola, spesso, si tende a scommettere su testosteronici maschi e alla fine di questi giochi, son proprio loro, i pelosi ultra pubblicizzati, a tornarsene in patria col capo chino. Questa è una storia d’umiltà, di chi parte dalla tranquillità della provincia e, contro ogni previsione, si risveglia nel dorato paradiso dei vittoriosi.

Avevamo fatto una maglietta con un logo preciso: “oro“, il mio scopo sarà questo, nel mese dei cinque anni, consegnare una di queste tshirt ad un’atleta il cui cognome è Quintavalle.