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SONO STATE LE CAVALLETTE
Cinema

Una stecca contro le vacanze – “Io, Chiara e lo Scuro”



C’è stato un tempo in cui, in Italia, la commedia non si faceva solo a Roma o a Milano. Un tempo luminoso, quando la grande commedia all’italiana era ad un passo dal (tras)mutarsi nel Cinepanettone.

Erano i primi anni Ottanta: in tutto il paese iniziava il reflusso; le discoteche, i fastfood, i piumini moncler, arrivavano dall’America; i Vanzina sfornavano “Sapore di mare” e soprattutto il primo, glorioso, “Vacanze di Natale“; in Toscana qualcuno sperimentava con macchina da presa e comicità, come Francesco Nuti, fiorentino di nascita e pratese di adozione.

Io_Chiara_e_lo_scuro-Francesco_Nuti-goldworld

Nell’anno che ci interessa, il 1983, Francesco lascia il gruppo dei Giancattivi di Alessandro Benvenuti ed Athina Cenci (con i quali, oltre alla TV, ha realizzato un unico film, diretto da Benvenuti: il leggendario Ad ovest di Paperino; che meriterebbe da solo tutto lo spazio di un articolo) e inizia la sua collaborazione come sceneggiatore e attore con il regista romano Mario Ponzi.

Curiosamente, è lo stesso anno in cui escono anche i due seminali film vanziniani sopracitati. In quel 1983 i delicatissimi Calà e De Sica condividevano gli schermi con il cosmo delle sale da biliardo di “Io, Chiara e lo Scuro”.

L’Io è Francesco Piccioli, detto il “Toscano”, interpretato da Nuti; portiere d’albergo e appassionato giocatore di biliardo, tanto da sfidare e battere l’invincibile Scuro. Uno che è scuro davvero, che sembra uscito da un polar di Melville, ma che in realtà è un personaggio reale, figura mistica dalle sale da biliardo fiorentine di quegli anni e dei successivi: il campione Marcello Lotti.

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La figura dello “Scuro” e la macchina da presa di Ponzi che si muove attorno al tavolo verde nelle partite fra lui e il Toscano, basterebbero da sole a rendere questo film un piccolo gioiello. In più, c’è anche Chiara, una rossissima ed affascinante Giuliana de Sio, l’unica del cast a non essere toscana. Nuti e Ponzi forse la vogliono come una donna di Truffaut o Cassavetes, in impermeabile bianco che suona il Sassofono Jazz.

Colpisce come il “Toscano” risulti estraneo a molte figure archetipiche della commedia italiana: non tragico come il ragioniere, non misero e poetico vitellone come i suoi concittadini Monicelliani, non un inetto. Forse a tratti grottesco nel suo provincialismo toscano da arrivato nella grande città (probabilmente un lascito degli sketch con i Giancattivi ed eredità di quello che stava diventando il toscano più famoso al cinema, Benigni), ma anche un polemico, un testardo, uno stronzo: una maschera fiorentina.

Un personaggio che è molta farina del sacco di Nuti. Una figura che inizia a nascere già dal primo film in coppia con Ponzi, “Madonna che silenzio c’è stasera”, e che verrà declinata anche in molti altri suoi personaggi, compresi i più famosi Caruso Pascoski e Willy Signori degli anni successivi.

Come è di Nuti anche la passione per il biliardo: è lui ad eseguire molti dei colpi del suo personaggio e anche il regno dello Scuro è la vera sala da gioco di Prato dove Nuti giocava.
Due anni dopo, con il suo esordio alla regia, “Casablanca, Casablanca”, Nuti girerà un secondo film sul biliardo e sul “Toscano” che – malgrado l’incetta di premi ottenuta all’epoca – per chi scrive è meno riuscito della pellicola con Ponzi.

Un po’ commedia, un po’ melò, un po’ noir: il filo conduttore che amalgama “Io, Chiara e lo Scuro” è l’amore che trasuda per la stecca nella sceneggiatura di Nuti e le riprese di Ponzi; sono le suggestioni dal classico Lo spaccone; le facce incredibilmente cinematografiche dello “Scuro” e degli altri avventori della sala da gioco.

Se proprio qualcosa vogliamo appuntarla a questo film, è Giuliana De Sio che poteva almeno far finta di muoverle, le dita sul Sax.

Una nota finale: un qualsiasi testo che racconti oggi di Francesco Nuti, irrimediabilmente finisce quasi sempre per parlare della meteora che è stata la sua carriera e la sua vita. Del declino, la depressione, l’alcol, la malattia.
Qui si è deciso di non farlo. Si è scelto di parlare solo di un film, di un grande film, di un grande autore e attore. E di quando, tra Firenze e Prato, si provava a contrastare le vacanze a Forte dei Marmi e Cortina.


abbiamo parlato di:
M. Ponzi, Io, Chiara e lo Scuro, prod. G. Piccioli, Titanus, Italia 1983.


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