MUSIC
Ivan Piva, Jack Makkia, Jota Undertaker: un rap al pesto, da Bogotà a Valencia
di Filippo Bernardeschi23 Giugno 2026
Che le città europee siano un crocevia linguistico è cosa nota. Che ciò si rifletta nella trama di un rap multiculturale è conseguenza naturale. Che tutto questo sia partito da un piatto di pasta fumante – nel caso specifico, Pasta al Pesto – dà la cifra di un progetto sviluppatosi quasi per gioco entro una dimensione casalinga. Gli ingredienti? Intreccio del destino, affinità elettive, talento lirico e un robusto appetito.
Così è nato per l’appunto Pasta al Pesto, EP di sei tracce firmato da Ivan Piva, Jack Makkia e Jota Undertaker disponibile in vinile per Underground Roughness . Amalgama di idiomi, il disco è frutto di un lavoro genuino e spontaneo. Ogni traccia – beat incluso – è stata realizzata in una giornata d’incontro nell’abitazione di Ivan Piva, a Cullera, località di mare a 45 chilometri da Valencia, in Spagna. Ivan, membro della storica crew di Verbania Piranha Clique, si è occupato anche delle produzioni. «Il tutto è cominciato in un’atmosfera molto cazzarona – spiega divertito. – Li facevo ubriacare e via!»
Saranno le atmosfere sudamericane e spagnole, sarà la cucina italiana, sarà l’intreccio di registri e lingue, fatto sta che ogni traccia di Pasta al Pesto sembra apparecchiata sul momento, proprio come una tavola, dove però non si lascia nulla al caso, in un alternarsi di sonorità e stili che portano il sapore della strada sulla spiaggia, e viceversa.
In questo intreccio il peso colombiano è evidente. Jota Undertaker, ex membro della crew New rambla, viene dal sud di Bogotà: «Con Jack ci siamo conosciuti quando lui si è trasferito a Valencia – racconta il rapper. – Stavo lavorando a una canzone sulla Palestina insieme a Jank, ideatore del colectivo colaborativo Co.Co.Clika, che riunisce artisti da tutto il mondo. Jack si è aggiunto con una strofa ed è scattata la scintilla fra noi». Per Jack Makkia è una sorta di rinascita musicale. Già membro degli Arena051, crew che ha segnato l’immaginario bolognese, Jack presenta Jota a Ivan. I tre si mettono a tavola davanti a un piatto fumante di pasta, prendono un foglio, buttano giù qualche rima e da lì nasce il progetto.

«Non c’era alcun piano all’inizio – spiega Ivan – solo puro divertimento. Ci siamo sfidati a produrre un pezzo al giorno: visto che funzionava, il proposito si è trasformato in un’attività quotidiana». Ed è forse questa la cifra peculiare di Pasta al Pesto: una scanzonata serietà. «Siamo tutti politicizzati – prosegue Ivan – ma in questo caso abbiamo cercato lo svago». «Credo si senta che ci siamo divertiti» gli fa eco Jack.
Una tonalità che si riflette nella produzione. Ivan racconta: «Dopo Pasta al Pesto, il pezzo che dà il titolo al disco, ho capito che la direzione era quella dello stare bene insieme. Ho prodotto diversi beat “rimbalzoni”, come per Porros y Tetas, e abbiamo comunque scartato la metà delle canzoni, cercando di correggere il tiro con gli ultimi beat per conferire all’EP varie sfumature, dal “bangerone” all’atmosfera sognante».

L’EP propone tematiche legate a quello che i tre Mc stavano passando nel momento in cui hanno scritto i testi, oltre a una serie di esercizi di freestyle. Ma il tratto linguistico distintivo, come si diceva, sta nel multilinguismo: un alternarsi di italiano e spagnolo con parole francesi, inglesi e portoghesi. Una sorta di lingua meticcia in bilico fra sapori latinoamericani e mediterranei.
Tutto questo è frutto non solo dell’incontro fra nazionalità diverse, ma anche della città in cui i tre risiedono: «Siamo stati influenzati dall’ambiente multiculturale – spiega Jack – mischiare lingue è frequente a Valencia, anche sul posto di lavoro».
Al di là della mescolanza, i tre non vedono ancora nella città spagnola un punto di riferimento per la musica black. Ma qualcosa si sta muovendo: «A Valencia vanno di più la techno e il reggaeton, legati perlopiù al divertimento dei turisti, anche se si stanno sviluppando belle cose e la scena sta crescendo in maniera genuina» sottolinea Jack. Ivan puntualizza: «Il rap qua è più dritto, non contaminato. In Italia è difficile diffondere un rap che non strizzi l’occhio al pop». Jota Undertaker allarga lo sguardo oltreoceano: «Gli artisti spagnoli sono molto ascoltati in Sud America, dove gruppi storici portano i loro pezzi anni Novanta perché ancora richiesti dal pubblico».

Pasta al Pesto era pronto a settembre dello scorso anno. Si portava dentro un’atmosfera estiva che i tre Mc hanno preferito proporre al pubblico in un secondo momento, dedicandosi, fino alla primavera del 2026, alla parte visuale.
Nel video di El Abayarde, il trio gira in tondo all’interno di un cortile affrescato di opere di writers. Una dinamica – e uno sfondo – decisamente Hip Hop. «Preferisco fare un live con cento persone che conoscono il significato di questa parola piuttosto che con duemila estranei» taglia corto Ivan. Per Jack la storia è simile: «Appartengo alla generazione che si dedicava a tutte le discipline. Credo che pian piano la gente possa comprendere che si tratta di una musica territoriale. Ma credo anche che difficilmente le quattro discipline potranno riunirsi in maniera sistematica».
Jota fa notare come in Colombia le arti dell’Hip Hop siano ancora vissute in modo organico. Poi pone l’accento sull’imminente mini-tour che attende il trio in Italia: «Si svolgerà dal 24 giugno al 4 luglio 2026. Sono curioso di conoscere la scena italiana, ora che ho la documentazione in regola per viaggiare». Il 24 giugno sarà la volta di Milano, per Radio Tempio assieme a DJ Lancetta. Il 28 giugno, Ca’ de’ Pop ad Arona, con un pranzo di Pasta al Pesto con tanti guests. Il 2 luglio al Tatanka a Bologna con DJ Dima e Los Migol. Il 3 luglio, per chiudere, a Casa Ceretti a Verbania assieme a Zio Fasella.
In realtà, Pasta al Pesto è già in viaggio. Come recita una barra di Jack: “Ho imparato nella mia città che cosa è un Mc / ora lo sanno a Bogotà e lo sanno pure qui”.