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Il futuro è nell’appello delle classi dei nostri figli



Scenario 1.

L’estate appena trascorsa ha visto l’Italia ritornare al centro del dibattito pubblico e politico a causa dell’incremento significativo dei flussi migratori verso le sue coste.

Questa questione, che ha radici profonde nel tessuto sociale ed economico del paese, è diventata una preoccupazione sempre più pressante, accelerando una discussione che è in corso da anni, se non addirittura decenni.

Gli arrivi dei migranti, hanno conosciuto un drastico aumento nei mesi estivi, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2016.

Questo repentino incremento ha messo a dura prova il sistema italiano di accoglienza e integrazione, già messo a dura prova da molte sfide precedenti.

Uno dei principali ostacoli affrontati dall’Italia è stato il rapido esaurimento delle strutture di accoglienza disponibili.

Le organizzazioni governative e non governative, che operano nel settore, si sono trovate nuovamente ad affrontare una crescente richiesta di assistenza e ospitalità da parte dei richiedenti asilo e dei migranti in arrivo.

Questo ha messo in luce la persistente inadeguatezza del sistema di accoglienza italiano a gestire flussi così massicci e imprevedibili.

Scenario 2.

Da metà settembre è ricominciata la scuola.

Accompagno mio figlio alla sua nuova scuola, e le nuove insegnanti fanno l’appello per dividere le classi.

La maggior parte dei cognomi, compreso quello di mio figlio che è per metà francese, ha origine straniera.

Cinesi, albanesi, rumeni, ivoriani, ecuadoregni, nigeriani, italiani e persino un mezzo australiano. Un melting pot omogeneo dei più svariati continenti, di facce, colori della pelle, e, ovviamente religioni.

Guardando i genitori che accompagnavano i propri figli, ho pensato quanto fossero differenti le storie degli anni precedenti a quelli che stanno per affrontare i loro bambini.

Posso solo immaginare le difficoltà che hanno avuto e che probabilmente hanno, nel vivere in un paese differente dalla loro patria.

Di quanto deve essere stato difficile formare una famiglia, gestire un’economia domestica e tutta la burocrazia incomprensibile per lavorare.

Cosa c’entrano questi due scenari?

Che il secondo è il futuro del primo.

Il secondo scenario è quello che viviamo, e che sempre di più vivremo nel nostro paese.

Che il nostro compagno di banco a lavoro, al supermercato o vicino di casa, sarà sempre di più uno straniero, che straniero sempre meno sarà.

E non c’entra il razzismo, i complottismi, il piano famigerato di sostituzione etnica o qualche altra distopica teoria del complotto.

Si tratta della vita, della democrazia e di quella ondata misteriosa e talvolta incomprensibile dei cambiamenti. Perché l’umanità ha sempre migrato in cerca di una vita migliore.

E questo anche se faranno pagare 5000 euro per non finire nei centri di detenzione, se bloccheranno le ong, se certificheranno che i minori non sono minori.

Anche se la politica farà qualunque cosa tranne che organizzare la migrazione.

Ci saranno delle difficoltà?

Sicuramente.

Ci sarà un arricchimento della società?

Indubbiamente.