Cinema
Tra Obsession, Backrooms e il Derry Social Club: l’horror non ha più paura di se stesso
di Omar Rashid1 Giugno 2026
Da piccolo non guardavo film horror per partito preso, ovvero perché avevo paura (colpa dei Visitors e dei Gremlins che avevo casualmente intercettato troppo precocemente), benché verso i dodici anni, a casa di amici dei miei dove venivo parcheggiato davanti al videoregistratore nei pomeriggi in cui andavamo a trovarli, avendo esaurito i film per ragazzi, scoprii il film horror più horror della storia degli horror: Shining.
Inutile dire che ne fui terrorizzato, ma al tempo stesso totalmente affascinato (scoprii poi dai miei che, quando avevo pochi mesi di vita, mi “portarono” a vederlo con loro al cinema, rendendo così il capolavoro di Kubrick il mio primo film in sala).

Ma, nonostante questo battesimo di fuoco, il genere horror rimase per anni un filone che guardavo con diffidenza, ogni tanto guardavo qualcosa (tipo del filone giapponese post Ring o i film di Shyamalan), ma tendenzialmente mi ritenevo uno che non guardava film horror, per quanto non fosse del tutto vero.
Questa cosa si è definitivamente trasformata grazie a Federico Frusciante (grazie per sempre Fede) che mi fece proprio cambiare prospettiva e rapidamente è diventato uno dei generi che preferisco, soprattutto in sala.

Dopo l’ottima annata del 2025, anche quest’anno abbiamo avuto delle belle sorprese, in primis il ritorno al genere da parte di un Maestro come Sam Raimi con Send Help (una versione sotto acido del capolavoro della Wertmüller), e due film di registi ventenni davvero sorprendenti.
Sto parlando di Obsession di Curry Barker e Backrooms di Kane Parsons.
Quest’ultimo aveva fatto parlare di sé già da tempo quando a sedici anni realizzò il bellissimo cortometraggio omonimo (al quale ne sono seguiti altri) che metteva in scena gli spazi liminali alimentando la leggenda delle Backrooms, mitologia di internet nata da un post di 4chan (come la stragrande maggioranza delle leggende metropolitane che riguardano il web).
Il film è arrivato in sala in Italia in anticipo rispetto al mondo, grazie alla distribuzione di I Wonder che ha portato anche il regista per l’anteprima mondiale. È un buon film, con due superstar come Chiwetel Ejiofor e Renate Hansen Reinsveen, che fa un discorso interessantissimo sulle AI generative, ma che non riesce a convincere fino in fondo perché acerbo e imperfetto, ma è ciò che un regista ventenne può e deve fare, quindi decisamente pollice in su.
Tra l’altro l’ho visto il primo giorno di uscita, al primo spettacolo delle 16, ed è stato bellissimo vedere una sala quasi piena di ventenni.

L’altro film, Obsession, nasce da un creator di YouTube, Curry Barker, che con un budget di 750.000 dollari (che nel cinema americano è circa il costo del catering di una produzione standard) ha realizzato un film bellissimo, spaventoso e basato soprattutto sulle idee (l’utilizzo delle ombre sul volto della protagonista è davvero notevole) e che sta facendo faville al box office mondiale, tanto che al momento in cui scrivo sta sopra gli 85 milioni di dollari ed è ancora in sala dove si sta conquistando anche altri schermi.
Decisamente una nuova ondata che fa ben sperare, non solo negli Stati Uniti, ma anche qui da noi.

Infatti, non a caso, è nata una nuova realtà di professionisti del cinema (di cui ho la fortuna di fare parte), creata da Stefano Mutolo di Berta Film, produttore che condivide lo studio con me e che l’estate scorsa ha creato un gruppo WhatsApp chiamato Derry Social Club che rapidamente ha raccolto al suo interno oltre cento addetti ai lavori, tra cui anche il regista Paolo Strippoli e lo sceneggiatore Jacopo Del Giudice, tra gli autori del bellissimo “La valle dei sorrisi” che è stato presentato lo scorso anno a Venezia, accendendo un riflettore anche in Italia sul cinema horror, tristemente dimenticato dopo i fasti degli anni Settanta.

Il nome del gruppo non è casuale: Derry è la città immaginaria di Stephen King, teatro di molti dei suoi romanzi più celebri, e il riferimento è insieme un omaggio al genere e una dichiarazione di intenti. Il club si presenta come una comunità ambiziosa ma autoironica, nata per promuovere un confronto costruttivo sul futuro del cinema di genere in Italia, e già dal suo primo incontro ufficiale al Lido di Venezia dello scorso anno ha cominciato a muoversi concretamente, con progetti di formazione, iniziative editoriali e un progetto di horror antologico.

Il debutto pubblico è arrivato in novembre al Torino Film Industry, con un panel intitolato Fantastico Cinema Italiano che ha riunito registi, sceneggiatori, produttori, distributori e rappresentanti istituzionali. E quest’anno il Derry Social Club ha fatto un passo ulteriore: a maggio ha portato una delegazione al Marché du Film di Cannes, con un evento di networking al Fantastic Pavilion e quattro progetti selezionati al Fantastic RoundRobin, il forum internazionale di pitching organizzato dal Fantastic Pavilion. Tra questi anche Little Death, il creature feature dello stesso Mutolo prodotto da Berta Film.

È ancora presto per dire se questa nuova ondata riuscirà a scardinare davvero le resistenze di un’industria che per decenni ha guardato al cinema di genere con sufficienza, ma qualcosa si sta muovendo, e si muove bene.