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P.H.A.T. | “WHAT THE PHAT”. All’insegna del Groove



WHAT THE PHAT” è il titolo dell’album d’esordio dei P.H.A.T., fuori per Sghetto Records / IRMA Records. Sei musicisti con base in Campania – Michele Vassallo (sax tenore), Antonio Paolillo (sax contralto), Gianmarco Capece (tastiere e synth), Roberto Santoro (chitarra), Giovanni Galdo (basso) e Mario Romeo (batteria) – provenienti da varie esperienze, che scelgono di mettere in relazione i propri personali linguaggi adottando come grammatica comune quella del groove.

Il funk è naturalmente il terreno dal quale il progetto prende le mosse, ma nelle otto tracce dell’album convivono l’interplay e l’apertura del jazz, la scansione ritmica dell’hip hop, improvvise tensioni rock e una componente elettronica che emerge progressivamente lungo il percorso. Ma quello dei P.H.A.T. è un suono mobile soprattutto perché profondamente legato alla dimensione collettiva dell’esecuzione.

WHAT THE PHAT” – P.H.A.T – Artwork by Roberto Santoro

“WHAT THE PHAT” conserva infatti la tensione e la spontaneità di una sessione dal vivo. Le strutture sono definite, ma rimangono aperte allo scambio tra i musicisti: i temi passano da uno strumento all’altro, la sezione ritmica modifica continuamente la prospettiva dei brani, fiati, chitarra e tastiere si alternano tra funzione melodica e propulsiva.

È così che l’album si sviluppa e costruisce la propria identità, passando da momenti come “Bricklane”, un incontro tra old-school e modern-funk, alla libertà compositiva e alla ricchezza dinamica di “Purple”. Il percorso si apre anche a collaborazioni internazionali d’eccezione, come quella con Tennishu, rapper, polistrumentista e voce dei Butcher Brown, formazione di riferimento della nuova scena jazz americana, protagonista dell’unico episodio interamente vocale del disco, “We’re Alive”, flusso di coscienza tra funk e conscious rap.

Da qui l’album attraversa le atmosfere più rarefatte di “J&D”, il crescendo di “Sunderland” e il passo introspettivo di “Fables”. In “Jan Assen” la componente elettronica emerge con maggiore evidenza, stringendo batteria, basso, synth e fiati in una trama serrata, mentre “Black Tail” chiude il percorso alternando sospensioni atmosferiche, ripartenze ritmiche e aperture orchestrali. Forme e intensità differenti che non interrompono il flusso del disco, ma ne ridefiniscono continuamente direzione e prospettiva.

Groove asciutti e nervosi, fiati incalzanti e una disinvoltura quasi sfrontata attraversano un lavoro organico e senza filtri, nel quale i cambi di scena, le aperture solistiche e gli scarti tra momenti più rarefatti e improvvise fiammate in odore di fusion non rappresentano deviazioni, ma differenti espressioni della stessa intesa tra i musicisti.

“WHAT THE PHAT” è un album che cambia più volte marcia senza sacrificare il groove. Più che fissare una formula, l’album restituisce la fotografia di una band in movimento, capace di tenere insieme scrittura e spontaneità e di riconoscere nell’esecuzione collettiva il centro della propria identità.

Non resta che ascoltarlo, più e più volte.

May the Groove be with you.



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