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Train de vie



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Un film di Radu Mihaileanu.

Per chi non l’avesse ancora visto, pur essendo uscito nel ’98, vi presento “Un treno per vivere” da non poter perdere in assoluto.

Il film tratta un tema assai doloroso, quello dell’olocausto, ma in termini completamente diversi dal solito, con tanta ironia ed estremizzazione della follia umana nelle sue forme più grottesche…

Tutto parte in un villaggio ebreo della Polonia alla vigilia delle deportazioni nei campi di concentramento… Per sfuggire alla triste sorte un matto ha la brillante idea di raccogliere i soldi necessari all’acquisto di un treno e di fingersi tutti deportati per fuggire dalla polonia e giungere finalmente in Palestina…

La storia diventa esilarante nel momento in cui tutti si calano completamente nella parte: l’ebreo che interpreta il comandante nazista diviene lui stesso nazista facendosi così beffe della categoria che rappresenta… ma ce n’è per tutti: i soviet e la loro assurdità, gli zingari e persino Dio… ci si fa beffe di tutti… persino di noi pubblico che fino alla fine crediamo in una favola…

Dalle musiche travolgenti di Goran Bregovic, dagli amori strazianti gli sketch divertentissimi… un crogiuolo di tradizioni, canti balli musiche e colori di popoli neanche tanto lontani o diversi…

Un film che merita più di tutti di essere l’emblema dell’olocausto, perché non scade mai nella banalità, perché è la parodia esemplare dell’uomo in tutte le sue sfaccettature politiche e ideologiche…

Se vi è piaciuta La vita è bella, dal carattere si comico e da favola che si va raccontando ad un bambino, tran de vie vi ammalierà perché le due parti del film formano un tuttuno e non c’è separazione di registro… è un film che grida alla vita, alla libertà. Alla poesia. All’ideologia…

Geometricamente parlando è un film che si svolge tutta su una linea retta: i binari della ferrovia, la lunga linea del treno, le linee di confine che delineano le terre e che gli ebrei cercano per capire dove inizia e dove finisce la libertà… Le linee separatorie quei paletti che solleviamo per proteggerci da ciò che ci fa paura, per difenderci da tutto ciò che consideriamo diverso… le linee che separano ciò che è giusto da ciò che è sbagliato… e che aneliamo sempre a scavalcare se vi siamo imprigionati, o a erigere se ci sentiamo minacciati…

Ma le linee sono tutte immaginarie e create dall’uomo… proprio come i fili spinati del lager che imprigionano l’uomo meno che la sua fantasia…

Una favola in cui si ride tanto e a crepapelle dal finale veramente a sorpresa…

Da segnalare ahimè che il ruolo del matto era stato chiesto di interpretarlo a Benigni, col relativo copione a lui inviato…

Ai posteri l’ardua sentenza.