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Live Hop



Nesli

La serata dedicata a MondoMarcio e Nesli è stata preceduta da uno showcase di Locals che ha fatto prendere bene la serata, benchè le prospettive non fossero delle migliori.

Per aprire, sono saliti sul palco i Tullo Soldja verso le 8: grande stile, come al solito, la vera rappresentazione dell’underground fiorentino.

Più “andergraund” di loro non c’è nessuno!

In seguito, sono saliti on stage i De’Canters.

Per far capire se hanno fatto la loro parte, scrivo solo che i loro dischi sono stati venduti tutti!

Hanno spaccato!

Infine, prima degli attesi guests, hanno chiuso la scena gli All In, che hanno fatto “saltare le casse”!

La loro performance è stata resa ancora più spettacolosa dalla coreografia organizzata a tempo di beats da ventagli di fuoco e ballerine in nero.

Se non eravate presenti, lascio a voi giudicare dalle foto che sono state scattate da Emanuela Nuvoli!

E dulcis in fundo arrivano tra fumo e applausi prima MondoMarcio, che scatena il pubblico e lo incita con frasi ad effetto, poi Nesli, idolo della new generation.

MondoMarcio, primo atteso mc di fama nazionale dei due che avrebbero impreziosito la serata, appare tra luci e decibel a notevoli livelli.

E’ il king della serata.

Foga la folla, li fa saltare, cantare a squarcia gola e infine si assicura che ci si stia divertendo.

Il cantante che si cura del suo pubblico, è quello che sa di avere successo perché se non esistesse un pubblico, non ci sarebbe quel personaggio da lui stesso interpretato: la consapevolezza di dover essere grato.

E se MondoMarcio è il king, Nesli è senza dubbio il guru del rap.

Nesli, amato da un nuovo pubblico approdato da poco nel genere hip-hop, ha chiuso la serata con topiche rime, tra le grida esaltate delle ragazzine in prima fila e l’ammirazione dei ragazzi col cappello bianco, nero e di quello che stava sudando veramente troppo.

Una vera guida delle nuove generazioni capitolate nell’underground italiano.

Il poeta della musica rap.

“Il bene genera bene”, è importante ricordarselo sempre.

“Live Hop” non poteva chiudersi in modo più dignitoso.