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MUSIC

Scressioni: il disco di DJ Gaso



Beat, scratch, musica strumentale e infine, il rap.

Esistono nelle pieghe nascoste di Spotify delle piccole perle di dischi che spesso non vengono allo scoperto, come “Scressioni” di DJ Gaso, classe 1988; è uno di quei profili che si sono costruiti lontano dai riflettori, dentro contesti locali e serate dove il djing resta ancora una pratica culturale prima che intrattenimento. Attivo dal 2014, tra Puglia e Bologna, si muove tra scratch, selezione e organizzazione, mantenendo un legame costante con una visione classica dell’Hip Hop.

Il suo primo progetto prende forma senza un piano preciso. Nasce da sessioni di beat e scratch registrate nel tempo, a cui si è aggiunta, progressivamente, l’esigenza di dire qualcosa di più personale. Non attraverso il rap in senso stretto, ma usando direttamente lo scratch come linguaggio.

Il risultato è un disco che sta a metà tra beat tape e progetto di turntablism, dove la componente tecnica non è fine a sé stessa ma funzionale a un’idea espressiva. Non è pensato solo per addetti ai lavori: l’obiettivo dichiarato è renderlo accessibile anche a chi non segue da vicino questo tipo di produzioni.

Dentro il progetto convivono più contributi. Le strofe di Sesto Carnera e Stk’On si inseriscono senza spostare l’equilibrio generale, mentre Jail firma uno dei contributi più completi, tra beat, strofa e lavoro sul suono. Completano il quadro le produzioni di Jesko, PKay Prozak e Rattacash, che danno varietà senza uscire da un perimetro preciso.

DJ GasoScressioni – cover

Il percorso di DJ Gaso parte da lontano, tra breakdance e writing in un piccolo paese della provincia di Foggia, con un immaginario costruito attorno a spazi periferici e cultura condivisa. L’influenza di dischi come Orgasmi Meccanici degli Alien Army e il riferimento a DJ Gruff aiutano a capire la direzione. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

Partiamo dal lato tecnica della musica: chi produce le basi? Che macchine hai/avete usato? In particolar modo il giro di basso di “Intro” mi piace molto.

La maggior parte delle basi sono prodotte da Pkay tramite plugins digitali, lui non usa sample ma crea tutto da se, invece per il giro di basso dell’intro ha utilizzato la tastiera M audio 49. Le altri basi sono prodotte da Jail che utilizza Vinili anni 50/60/70 per campionatura, akai mpd32 per suonare e registrare i beat e cubase per tagliare e modificare i sample. Rattacash, autore del beat dell’ultimo pezzo “Accettazione“, utilizza Roland sp 404 mk2, Jesko autore del beat “Alieni“, utilizza micro mk2.

Hai scelto di “dire cose” attraverso lo scratch invece che con il rap. Come ti sei avvicinato a questo mondo?

È un mondo che mi ha sempre affascinato, fin da quando ho mosso i primi passi nella cultura Hip Hop breakkando e dipingendo. La svolta è stata alla mia laurea, dove grazie ai regali dei parenti ho tirato su qualche soldo e ho comprato il mio primo giradischi (Stanton t62) e il mio primo mixer, un DJ Tech. Da allora ho iniziato ad allenarmi duramente per poter migliore sempre di più la tecnica.

Nei pezzi ricorrono spesso voci quanto meno autorevoli, come Corrado Augias. Non pensavo mai di sentire un pezzo hiphop con la voce di Augias. Ce ne puoi parlare?

Sì certo. Sono un suo grande fan perché lo ritengo uno dei pochi giornalisti con un po’ di integrità nel panorama attuale. Ogni lunedì non mi perdo la sua trasmissione La torre di Babele… Ho scelto le sue parole perché nel pezzo Il silenzio, ahimè registrato 2 anni fa ma maledettamente sempre più attuale , si parla proprio della guerra, e credo che le parole che si sentono nella parte finale del pezzo, dove ci sono gli scratch, descrivono al meglio la guerra, l’umanità e il mondo attuale.

Il pezzo con Sesto Carnera e Jail ha un tiro micidiale, ma che vuol dire “A Voc Da Via Nov“? Partiamo dal presupposto che io, Jail, Sesto Carnera, STK (lo trovate nella prima strofa de “Il silenzio”), Afro e Cenzino (autori della copertina del disco) facciamo parte della stessa Crew: SANG&SLANG, e siamo tutti della provincia di Foggia. A voc da via nov in foggiano significa letteralmente “LA VOCE DELLA STRADA“.

A livello di scratch, beat, rap… chi sono i tuoi riferimenti sia esteri che italiani?

A livello di scratch come esteri, Qbert e tutta la sua crew The Invisibl Skratch Piklz, ma la lista potrebbe essere infinita. In Italia come scratch DJ Spass e DJ Gruff, DJ Tayone e tutta la cricca degli Alien Army.

Beat esteri non riesco mai trovare qualcuno che mi sorprendi più di Premier, lo so, è scontato ,ma è così (per me). In Italia per i beat capo assoluto è Big Joe, mi piace troppo. Poi DJ Shocca: one love!

Rap anche qui lista infinita. Kaos, Melma e Merda, i Colle Der Fomento, i Club Dogo di una volta, Jack the Smoker, Stokka & Mad Buddy, Jhonny Marsiglia, e i Kappa Maiuscola che saluto tanto.

djgaso-bw-goldworld

Vieni da un percorso fatto di serate, crew e organizzazione eventi. Quanto conta ancora oggi quella dimensione rispetto alla produzione in studio?

Ha assunto tutto una dimensione veramente assurda e strana. Perché l’artista medio sui vari canali virtuali è ascoltato molto, se lo inviti live (giuro è successo più di una volta), gli spettatori sono 50! Se non c’è il nome grosso, non fai più di 50-60 spettatori.

Però se c’è una battle di freestyle (anche livello medio-basso) 150 spettatori. Siamo ritornati ai tempi dei romani dove ad attrarre è l’arena ahahahha!

Come vedo adesso la scena HH in Italia? Fra le nuove leve (se così si può dire) nelle serate che organizziamo al Ritmo Lento a Bologna insieme ai ragazzi del 4tk, mi hanno fatto una bella impressione William Pascal e Lanz Khan. Sesto Carnera, che per me è una certezza da anni, è fortissimo e farà moltissima strada.

Per fortuna grazie a gente come loro , e a tanti altri, si è evitato che tutto finisse nella drill e nella trap. Non voglio portare sfiga, ma il boom bap sta ritornando, con qualche rivisitazione, ma sta tornando. Bisognerebbe però ritornare a parlare di temi sociali e politica nei pezzi, qualcosa c’è ma è poco.Una cosa che mi manca da morire e che non riesco più a vedere in giro è il concetto della JAM. Spero un giorno ritorni.

Goldwold è letto un po’ in tutta Italia, c’è qualcosa che vorresti dire a chi sta leggendo adesso?

Di continuare a farlo, e chi non l’ha ancora fatto di farlo se vuole capire contenuti, radici presente e anche futuro di questa cultura chiamata Hip Hop!


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